a cura di Margherita Fontana

 

Qualche tempo dopo il ritorno in patria, eccovi un breve resoconto del viaggio concortiano a Interfilm. L’asino è volato sulla capitale tedesca, ospite del festival di cortometraggi arrivato oggi alla sua trentaquattresima edizione. Basta dare un’occhiata al catalogo e al programma per rendersi subito conto dell’importanza della manifestazione: 400 film selezionati a partire da una base di 6000, numerose categorie competitive e non, un focus geografico (quest’anno dedicato alla Colombia), serate alternative, parties e chi ne ha più ne metta. Addirittura accanto alla programmazione principale, si affianca un festival parallelo dedicato al cinema per i giovani, il KUKI festival. Abbiamo fatto due chiacchere con Alex Schimdt (CEO del festival e amico di Concorto ndr) al riguardo e il progetto è assolutamente innovativo: rivolgersi a bambini e a adolescenti con linguaggi specifici per ciascuna età, prestando una particolare attenzione ai teenager, personaggi sfuggevoli al punto da essere snobbati persino dal mercato, che più di altri hanno bisogno di essere coinvolti, di trovare qualcuno che pensi a loro (e alla loro alfabetizzazione audiovisiva).

Il festival si svolge in diverse location della città, anche se il cuore della manifestazione è sicuramente Rosa-Luxemburg-Platz e il Volksbühne, teatro noto per la radicalità della sua proposta artistica e luogo ricco di fascino. Tra velluto rosso e lampadari di cristallo, nel Roter Salon, gli ospiti possono rifocillarsi, ricevere informazioni, partecipare a dibattiti e anche scatenarsi in feste. Per non farci mancare niente, abbiamo infatti preso parte anche ad una serata di danze scatenate e (per lo meno ai miei occhi digiuni della capitale tedesca), è sembrato tutto meravigliosamente berlinese: nessuno si conosce, ma tutti sono amici.

In particolare vorrei spendere due parole su due serate esemplari del modo alternativo e intelligente con cui gli organizzatori di Interfilm pensano alla visione dei cortometraggi. Eject, arrivata alla sua ventunesima edizione è una lunga notte dei corti più strambi in programmazione, che si contendono per acclamazione il primato di stranezza. All’ingresso del teatro infatti tutti gli spettatori vengono forniti di gadget rumorosi o semplicemente bizzarri (quest’anno un campanello per bicicletta, palloncini, una tisana in polvere, adesivi…). Alla fine di ciascun film un misuratore per decibel decreta l’esclusione o meno del corto sulla base del casino prodotto dall’audience. Abbiamo visto di tutto: animazioni esistenzialiste, horror con protagonisti canini, distopie rumene…

Il premio per l’originalità e la creatività nella programmazione a nostro avviso spetta però a Sound and Vision. La serata che porta il titolo di una canzone di David Bowie è infatti un vero esperimento di montaggio di suono e immagine: alcuni corti selezionati vengono distribuiti privati della loro colonna sonora ad un variegato gruppo di musicisti selezionati (gruppi hip hop, compositori elettronici, pianisti, rockers, etc.). Gli artisti sono quindi chiamati a comporre una colonna sonora originale e a musicare dal vivo il cortometraggio durante lo spettacolo a teatro: il risultato è semplicemente magico. La presenza dei musicisti in sala trasforma la proiezione in una performance e la musica dal vivo restituisce un’aura inedita alle immagini. Imperdibile.

Infine non può mancare un accenno al lato “industry” del festival: l’accoglienza riservata ai professionisti e ai rappresentati dei festival ospiti a Berlino è stata esemplare. Tra cene, colazioni pranzi e aperitivi torniamo a casa grassi e felici e con tante nuove idee e contatti internazionali.

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