Skip to main content

a cura di Yorgos Kostianis

 

Avete presente il film Groundhog Day del fu Harold Ramis? Quello che i titolisti italiani hanno adattato un po’ alla lasagna invece di preferire la traduzione letterale e chiamarlo “Il giorno della Marmotta”.
Dai, quello in cui Bill Murray interpreta un giornalista che deve recarsi in una piccola città per coprire una festività americana celebrata il 2 febbraio, e che rimane intrappolato in un circolo temporale costretto a rivivere perennemente lo stesso giorno.
Era questo il film che veniva in mente ai miei colleghi quando chiedevo loro del Festival Internazionale del Cortometraggio di Clermont-Ferrand. Essendo ormai la loro ennesima volta al festival potrebbero essere considerati dei veri e propri veterani. Per me invece, non era che il secondo viaggio verso la capitale del corto.

Credo che luogo migliore non si poteva trovare, per rievocare lo spirito pionieristico del corto, dell’Alvernia-Rodano-Alpi, la regione dei suoi inventori, Auguste e Louis Lumière. Clermont, infatti, è il capoluogo  del dipartimento del Puy-de-Dôme e la roccaforte socialista nel cuore della Francia. Una città all’apparenza pacifica e accogliente nelle sue umili dimensioni che mi si è presentata vestita di bianco pronta a festeggiare il 40esimo compleanno del suo storico festival.
Nato nel 1979, su iniziativa di un cineclub studentesco, il festival di Clermont-Ferrand era destinato a diventare col tempo la più grande manifestazione al mondo dedicata ai cortometraggi. Con 13 sale, oltre 3000 professionisti del settore accreditati e 150.000 ingressi è anche, in termini di frequentazione, il secondo festival più grande dedicato al cinema in Francia, dopo Cannes.
Pur conoscendo queste cifre, niente ti può comunque preparare alla sbalorditiva affluenza. Dal primo mattino fino a mezzanotte si affrontano code infinite di gente in piedi, in attesa delle proiezioni. La cinefilia francese dopotutto è una forza con cui fare i conti, e in un battere d’occhio perfino le numerose e capienti sale offerte dal festival diventano piene zeppe, perciò il tempismo è essenziale.

La programmazione del festival è divisa in tre principali categorie: Nazionale, Internazionale e Labo –quell’ultima, ma di certo non per importanza, è dedicata ai cortometraggi sperimentali. Uno dei motivi per cui la selezione del festival è tenuta in grande rispetto è che, nonostante il suo enorme prestigio, il festival mantiene la sua politica no-premiere, sdoganando in tal modo film che sono già stati proiettati in altri festival oppure online. Dunque, con una vasta gamma di 500 cortometraggi in varie categorie e 154 in competizione, il festival costituisce una vera e propria vetrina verso il mondo del corto che attrae pubblico e professionisti da ogni parte del mondo.
Per questi ultimi è pure una imperdibile occasione per fare networking grazie al Mercato del Corto, uno spazio dedicato a incontri e conferenze professionali, organizzato in parallelo al festival. Ogni anno il marché si espande di più accogliendo nuovi stand e rappresentanti da 76 paesi diversi tra i quali non poteva naturalmente mancare anche Concorto. Lì abbiamo inevitabilmente incontrato tanti vecchi e consolidati collaboratori e stretto altrettante nuove conoscenze, in una sorta di speed-dating tra festival, registi e produttori esaurendo i nostri biglietti da visita e le nostre bottiglie di Gutturnio portate in omaggio. Con questo mercato, unico nel suo genere, Clermont dimostra che sa sfruttare ottimamente la sua energia e il suo privilegiato magnetismo artistico mirando non solo a incentivare nuovi introiti nella regione (stimati a 500.000€) ma anche a spingere sempre più lontano e allargare i confini creativi del settore globale.

Questi sette giorni intensi sono passati in un lampo. Tra il frenetico correre sotto la neve di sala in sala, gli appuntamenti consecutivi che poi continuavano con più leggerezza e vin brulé al solito ritrovo, il noto L’Univers, e gli ormai consueti e scatenati party tedeschi con Alexander Stein dietro i piatti, si era costruito un certo senso di appartenenza.
Mentre scrivevo il resoconto della settimana con già un po’ di nostalgia, ho pensato che i miei colleghi avevano ragione: Clermont-Ferrand è un po’ come “Il giorno della marmotta”. Una settimana passata dentro una sorta di campana di vetro coperta di neve, dove il tempo scorre in modo differente e l’idea di rivivere quest’esperienza più volte diventa più allettante ogni anno.
Un ringraziamento speciale va anche a Laurent Crouzeix, membro del collettivo responsabile di Clermont-Ferrand, per la sua cortese ospitalità.

Yorgos Kostianis picks

International: Fauve (2018) – Jérémy Comte

National: Soleil d’hiver (2018) – Hong-Kai Liang

Labo: The Migrating Image (2019) – Stefan Kruse

Carlotta Magistris pick

Air Comprimé (2019) – Antoine Giorgini

Margherita Fontana pick

What do you know about the water and the moon? (2018) – Jian Luo

Virginia Carolfi pick

Our Song to War (2018) – Juanita Onzaga