Il giovedì concortiano si apre con le due riunioni di giuria, quella senior e quella junior, ma per sapere i responsi dovrete attendere fino a sabato per la cerimonia ufficiale!
Consolatevi però con un bel film critics match che vedrà dibattere (speriamo accanitamente) la giuria senior, la giuria giovani, il blog AsinoVola, Luca Pacilio de Gli Spietati e Rael Montecucco de Gli Sbandati. Appuntamento alle 18 a Palazzo Ghizzoni, da non perdere.
Le proiezioni stasera in concorso iniziano con Gli anni, toccante documentario con filmati amatoriali provenienti dall’archivio della Cineteca Sarda, e proseguono con Hurlevent, attesa animazione del regista Fréderic Doazan, vecchia conoscenza di Concorto.
Feathers ci porta negli USA mentre Manila is full of men called boy ci conduce in una complessa storia familiare ambientata nelle Filippine; Per tutta la vita conclude il secondo blocco con una riflessione sul ricordo e sulla fugacità.
Le champ de maïs racconta la vicenda di un bracciante in India e The Passage conclude la serata con una inaspettata e irresistibile commedia statunitense.
Ore 23.30 in serra la seconda parte del Focus Supernature (qui le recensioni) mentre in contemporanea il talk al Boschetto con la giuria senior.
Esserci!

Gli Anni – Sara Fgaier
Visto da Vanessa Mangiavaca

Sviluppato nell’ambito di Reframing Home movies – Residenze in archivio, Gli anni è una porta aperta sul passato, un collage di filmati amatoriali provenienti dall’archivio della Cineteca Sarda ed appartenenti ai fondi di diverse famiglie. Seguendo le orme di Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi, la voce della regista Sara Fgaier ci accompagna per tutti i venti minuti nella lettura dell’omonimo testo di Annie Ernaux. Una riflessione intima nella quale ogni piccolo universo femminile, di ieri e domani, può incarnarsi: la paura della vita che scorre, l’incubo di non riuscire a intrappolare un ricordo, il terrore di riconoscersi diversi rispetto a quando ci si era tanto amati. È un sogno in un cassetto che lì è rimasto ed ormai è troppo arrugginito per essere aperto. Gli anni è sinonimo di rimpianto. E allora cosa fare se non affidarsi alle immagini, prima che sia troppo tardi ed anch’esse finiscano vittime del proprio deterioramento.

Hurlevent – Fréderic Doazan
Visto da Margherita Fontana

Ispirato dalla poesia visiva del canadese Hart Broudy, Hurlevent è una singolare opera di animazione del linguaggio. Alcuni degli alfabeti di tutto il mondo prendono vita, assumendo l’aspetto di piccole creature che brulicano sulle pagine di un libro gettato a terra. L’incontro tra le lingue non può che essere conflittuale: il processo di significazione è infatti metaforicamente rappresentato come un’ingestione famelica del senso delle cose. Dire le cose equivale a cibarsene, predando gli avversari in una sorta di lotta per la sopravvivenza. Inoltre il digitale e il suo codice binario complicano l’orizzonte della contemporaneità, rischiando di appiattire ogni tentativo di traduzione.

Feathers – A.V. Rockwell
Visto da Yorgos Kostianis

È una lettera d’amore rivolta ai ragazzi neri quella che ci presenta A.V. Rockwell, pluripremiata regista e collaboratrice del Sundance Institute Feature Film. Un corto che mostra gli effetti psicologici negativi del razzismo e come queste ferite possono essere guarite nella nostra società
moderna. Protagonista del corto è Elizier, appena ammesso alla scuola maschile Edward R. Mill, un ragazzo ormai del tutto demoralizzato che deve superare sia il passato, con i suoi tragici ricordi, sia il presente, in cui è bullizzato dai suoi compagni, per riuscire ad affrontare i problemi ancora maggiori che la sua vita presenta.

Manila is full of men called boy – Andrew Stephen Lee
Visto da Carlotta Magistris

Delicato bianco e nero ambientato nelle Filippine nel 2009, Manila is full of men named boy è un ritratto di una mascolinità ingombrante e stigmatizzante, sapientemente potenziata e resa efficace attraverso una raffigurazione stereotipata. Fra gag cameratistiche utili ad inquadrare
la situazione sociale e una narrazione lineare, il film si focalizza su un uomo, Big Boy, di ritorno nel proprio paese dopo un periodo negli Stati Uniti che si ritrova ad acquistare letteralmente un ragazzo, fingendo che esso sia il proprio figlio, per impressionare e ricevere approvazione dal proprio padre. La dinamica che si crea fra i due, a tratti comica come viene registicamente rappresentata, lascia spazio ad un’ amarezza di fondo per una denuncia sociale, geograficamente contestualizzata nella storia ma che sembra suggerire una riflessione di un’ampiezza più vasta.

Per tutta la vita –  Roberto Catani
Visto da Elena Saltarelli

Il cortometraggio animato Per tutta la vita, diretto dal regista marchigiano Roberto Catani, è una storia su come tutto, nella vita, è caratterizzato dall’effimero, dal fugace, dal transitorio: nulla per è per sempre, ogni cosa è interessata dal principio lavoiseriano per cui non cessa ma si trasforma, sia essa un oggetto o un’emozione umana.
Ogni immagine è un mondo a sé, un microcosmo dalla durata infinitesimale che lascia spazio a un altro nel giro di qualche secondo; è molto importante comprendere come quel brevissimo lasso di tempo sia la narrazione di un periodo della vita del protagonista, sofferto e indimenticato,  ma per sua stessa natura finito. La tecnica usata è quella del disegno animato, che ha portato il regista a produrre circa 1400 disegni per i quattro minuti di video finali; un altro regalo all’importanza e alla dedizione riservata al ricordo, unico grande perno di questa narrazione.

Le champ de maïs – Sandhya Suri
Visto da Sofia Brugali

Come suggerisce il titolo, “Le champ de maïs” si svolge interamente intorno a un campo: nello specifico l’ultimo campo di mais di un villaggio indiano, in cui gli abitanti affamati attendono l’ora del raccolto. Teatro della fatica del lavoro agricolo durante il giorno, di notte esso diviene alcova e nascondiglio per Lalla e il suo amante, che si cercano, non senza paura, tra i fruscianti steli di grano turco. La sensualità fisica dell’incontro al chiaro di luna contrasta con la compostezza della quotidianità, l’urgenza dell’unione si ribella all’imminente raccolto.
Sandhya Suri descrive la parabola di una storia d’amore sbocciata con il germogliare del mais e inesorabilmente falciata insieme ai fusti carichi di pannocchie, in cui spicca il ritratto di una donna in cerca di libertà.

The Passage – Kitao Sakurai, Philip Burgers
Visto da Vanessa Mangiavacca

xKitao Sakurai, conosciuto per essere uno dei coautori del The Eric Andre Show, il rivoluzionario talk show televisivo prodotto dalla Adult Swim, con The passage conferma il suo talento facendo assolutamente centro. Phil (interpretato dal genio Philip Burger, famoso per il personaggio di Dr. Brown) è una sorta di uomo di Neanderthal, sembra essere caduto dal cielo ed approdato sulla terra per sbaglio. Bizzarre situazioni si susseguono creando una narrazione non lineare: gag clownesche a random in una versione 2.0 del cinema muto classico. Phil non parla ma comunica con il proprio corpo ed espressioni malleabili: lingue da ogni parte del mondo si alternano senza essere volutamente tradotte. Guardare The passage è come fare zapping attraversando culture ed eventi diversi, paesaggi, sfondi e generi cinematografici differenti. È una riconciliazione gioiosa e pacifica con la diversità, un’odissea umana e autentica. Weirdo e nonsense, come piace a Concorto.

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