Sopravvissuti a una impegnativa serata danzereccia, ci lanciamo oggi verso un ricco programma di proiezioni e musica, il tutto con la classe che ci contraddistingue.
Alle 15 a Palazzo Ghizzoni Nasalli avrà inizio The Summer Connection, una due-giorni dedicata a dibattiti e proiezioni per riflettere insieme sul futuro del cortometraggio.
Le proiezioni pomeridiane – ore 18.00, Palazzo Ghizzoni Nasalli – vedono la seconda parte del Focus Argentina curato da Sara Rinaldi, qui tutte le recensioni.
La serata al parco – inizio ore 21 as usual – parte con un primo film del concorso BORDERS, Initiation, una storia “primordiale” ambientata nel cuore più antico dell’Africa, qui la recensione.
Il concorso ufficiale si apre con Dadyaa di Bibhusan Basnet e Pooja Gurung, una finestra su un Nepal che sta scomparendo; proseguiamo con Ce qui échappe di Ely Chevillot – ospite della serata! – una inquietante e seducente fiction francese. Le inquietudini proseguono in una Bretagna devota ai santi, come descritta nel documentario sperimentale Les Légendaires di Vincent Le Port; in Calamity il regista Maxime Feyers mette in scena un film claustrofobico e divertente che stigmatizza i preconcetti puritani della società verso la sessualità e la comunità LGBTQ. Siamo molto felici di avere come ospiti proprio i due protagonisti (François Maquet e Ingrid Heiderscheidt), che saliranno sul palco per una intervista live. Le proiezioni del concorso ufficiale si concludono con Valparaiso di Carlo Sironi, la toccante storia di una maternità non cercata, e Giraffe, una esilarante commedia olandese sulle mille sfumature della sessualità… al telefono.
La nottata si prevede intensa con una doppia proiezione in serra: ore 23.30 due film del Focus Romania (Farul e A Night in Tokoriki, recensioni qui), ore 00:15 la paura prenderà il sopravvento con la seconda parte della selezione DEEP NIGHT (qui le recensioni dei film).
In contemporanea nel boschetto il liveset di Ottaven, che abbiamo intervistato qui.
E ora, le recensioni dei film in concorso!

Dadyaa di Bibhusan Basnet – Pooja Gurung
Visto da Silvia Alberti

Bibhusan Basnet e Pooja Gurung presentano il loro secondo cortometraggio, approdato anche al Prague Short Film Festival. Due registi nepalesi che raccontano uno spicchio di realtà del loro paese, ricco di tradizione. Una coppia di anziani è l’ultima testimone di un piccolo villaggio, ormai rimasto disabitato. Quando tutti decidono di andarsene, anche senza preavviso, qual è la scelta migliore da compiere? Rimanere in nome dei ricordi, costruendo veri e propri memoriali per chi se n’è andato, oppure adattarsi al cambiamento e abbandonare a propria volta? Sono dilemmi di un mondo a noi lontano, dove le generazioni passate vivono ancorate a usanze ormai difficili da preservare. Ma rimanda a temi non troppo distanti dal mondo occidentale; viene da chiedersi: c’è ancora spazio per i riti?

Ce qui échappe – Ely Chevillot
Visto da Margherita Fontana

La vita di Catherine viene sconvolta quando viene a sapere che Clement, il figlio dodicenne, ha obbligato una compagna a baciarlo negli spogliatoi della piscina. Il cortometraggio, presentato in prima visione italiana a Concorto, disseziona il rapporto tanto viscerale quanto morboso tra la madre e il figlio, alludendo all’emergere dell’aggressività emotiva e sessuale del ragazzo. Ely Chevillot si serve di primi piani intensi e drammatici per affrontare l’intreccio dei rapporti familiari; al centro la difficoltà nell’instaurare una comunicazione autentica e bilanciata. Uno dei pregi dell’opera risiede quindi nella capacità del regista di rendere la tragicità di questo scambio impossibile con ciò che sfugge attraverso allusioni e rimandi, in un crescendo inquietante che accompagna lo spettatore fino alla violenta esplosione finale. La fotografia dai toni intimisti contribuisce a creare un’atmosfera perturbante e claustrofobica: gli spazi chiusi della casa, della camera da letto, dell’automobile sono il teatro in cui si consuma questo dramma di dipendenza emotiva.

Les Légendaires – Vincent Le Port
Visto da Elena Saltarelli

Questo cortometraggio di 16 minuti, diretto dal giovane regista francese Vincent le Port, va visto con gli occhi di chi assiste a un lavoro di ricerca, che spazia tra i generi, senza rientrare in nessuno di essi. Vediamo un cantiere, situato in una valle sperduta e non geograficamente segnalata della Bretagna, in cui alcune persone stanno allestendo un gruppo scultoreo religioso. La fotografia si alterna tra lunghe riprese della valle, inquadrature ritmiche dei lavori in corso e si sofferma a lungo sulle espressioni e sul linguaggio corporeo dei personaggi: il suo mordente è fortemente accentuato dalla deliberata assenza di dialogo. Les légendaires ha uno scheletro documentaristico, nella descrizione del lavoro di costruzione, ma vanta anche un’estetica prettamente sperimentale, utile ad aggiungere un accento lirico, quasi spirituale, al lavoro concreto.

Calamity – Maxime Feyers
Visto da Yorgos Kostianis

France e suo marito Lucien tornano a casa dalle vacanze prima del previsto e beccano il loro figlio Romain sul divano “colto sul fallo” con la sua fidanzata. Romain, visibilmente allarmato dall’inaspettato ritorno dei suoi genitori, tenta di fuggire al più presto, ma sua madre non molla l’osso e insiste che loro rimangano a cenare con la famiglia; una cena che è destinata a finire vertiginosamente fuori controllo. Maxime Freyers e Séverine de Streyker uniscono le forze per realizzare un film claustrofobico quanto divertente che rimprovera i preconcetti puritani della società verso la sessualità e la comunità LGBTQ. Il film gode di uno stile registico affascinante che rievoca le tematiche delle opere di Xavier Dolan —scene di disagio familiare interrotte da oniriche sequenze di voyeurismo— e si vanta di recitazioni stellari da parte di Ingrid Heiderscheidt (Vincitrice del premio Miglior Attrice al Brussels Short Film Festival) e dell’interpretazione ammaliante di François Maquet del personaggio di Cléo, il pomo della discordia, che con il suo irresistibile fascino ipnotico sconcerta e, nello stesso tempo, incanta la famiglia di Romain, spingendoli a riflettere sulle dinamiche relazionali.

Valparaiso – Carlo Sironi
Visto da Carlotta Magistris

Vincitore del Pardino d’oro per il miglior cortometraggio internazionale al festival di Locarno 2016, Valparaiso è il quarto cortometraggio di Carlo Sironi, giovane regista romano classe 1983 con una lunga gavetta alle spalle. Retto dall’interpretazione e dall’espressività di Manuela Martelli, il film racconta la difficile storia di una maternità non cercata, ripudiata, e dell’istinto materno che poi prende il sopravvento, con un tentativo disperato di riprendersi il frutto di sé stessi. La figura che emerge è quella di una donna con una profonda sofferenza interiore, un’immigrata irregolare che viene lasciata libera per legge al quarto mese di gravidanza, e che si riappropria di una libertà illusoria che mette in luce una prigionia interiore, una figura rappresentata con un’efficacia penetrante e una sceneggiatura scarna che lascia spazio ad un’empatia ancora più essenziale.

Giraffe – Janne Schmidt
Visto da Silvia Alberti

Elsa, ragazza acqua e sapone, si propone per un colloquio, che fin dall’inizio appare alquanto insolito. Del resto, chi mai potrebbe richiedere un personale esperto nel riprodurre versi animali? Sarà però proprio Elsa, una volta assunta, a risolvere un problema di vitale importanza per l’azienda. La fotografia ricorda la serie recente di grande successo “Black Mirror”; i toni pastello e bon ton contrastano decisamente con il contenuto. Questa volta però mettiamo da parte le distopie, viriamo invece verso un effetto a sorpresa decisamente più esilarante. Bastano solo sei minuti per scoprirlo!

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