Testo e foto di Yorgos Kostianis

Tradizione vuole che per ogni edizione di Concorto Film Festival, una mattinata sia dedicata all’accompagnamento dei nostri ospiti all’esplorazione della regione piacentina e del suo fascino discreto.
Come da due anni a questa parte, la scelta della destinazione della gita è caduta sulle belle colline della Val Tidone, più precisamente sulla Cantina Tenuta Pernice.
La mia sveglia, puntualmente ignorata, ha suonato alle 9:00, l’appuntamento invece era per le 10:30. Registi, fotografi, guide e ospiti; tutti hanno cercato, invano, di rispettare l’orario, ma dopo una previa serata di dissolutezza a Pontenure, sembrava un tentativo impossibile.
Alcuni, addirittura — in pieno spirito mediterraneo — si sono scordati completamente dell’appuntamento, e di conseguenza, hanno goduto di qualche ora in più per prendersi un caffè e fumare una sigaretta con calma, prima di essere accompagnati, in macchina, sulle colline.
Il resto di noi pseudo-puntuali, invece, si è stipato dentro una piccola navetta, come liceali in gita scolastica. Tutti i gitanti conoscevano l’industria cinematografica come le proprie tasche per cui, quell’oretta di strada è volata via velocemente, tra pettegolezzi in allegria sui capricci da primadonna di vari registi, attori famosi e ricordi nostalgici di vecchi film d’azione americani, essenziali per le nostre adolescenze nonostante la loro propaganda, poco nascosta.

Così, dopo qualche scatto rubato alla bucolica pianura piacentina e a qualche compagno addormentato, siamo arrivati alla nostra destinazione.
Appena scesi dalla navetta, i nostri anfitrioni ci hanno ricevuto con cordialità e premura, aspettandoci con numerose bottiglie di vino pronte per essere degustate. Le bottiglie erano accompagnate da un delizioso aperitivo rinvigorente, per ingagliardire lo spirito e lo stomaco prima della camminata tra le vigne sotto il torrido sole d’agosto, alla scoperta del processo di vinificazione.
La Tenuta Pernice si distingue per la varietà della sua offerta, che comprende vini “tranquilli” piacentini, vini frizzanti e spumanti sia con metodo Martinotti (autoclave) sia con Metodo Classico, fino a includere le grappe, offrendo così un’esperienza a tutto tondo nella produzione vitivinicola di alta qualità.
Noi, però — dispersi tra le vigne, ormai un po’ alticci e con i nasi leggermente bruciacchiati — invece di prestare la nostra sbadata attenzione alle articolate spiegazioni delle guide e alle traduzioni da parte dei gentili interpreti, non aspettavamo altro che il momento di pranzare.
Un pranzo che, fortunatamente, si è rivelato assolutamente in linea con le nostre aspettative. Un misto di salumi composto da coppa, salame e da un particolare salume, molto saporito, chiamato saviotto, oltre alla deliziosa coppa cucinata con il vino Gutturnio.
E mentre i nostri calici continuavano a svuotarsi e a riempirsi come per incanto, il meraviglioso primo piatto è passato sotto gli occhi per posarsi tra le nostre posate: tortelli con la coda, meglio detti “tortei cun la cua”. Questi tortelli sono un prodotto tradizionale piacentino, con una storia che risale al 1351, quando in occasione della visita di Francesco Petrarca a Bernardo Anguissola, feudatario dei Visconti, le cuoche del castello crearono questa pasta in suo onore.
La particolarità di quella pasta fresca ripiena di magro è la forma a caramella a due code, chiusa da una treccia. La sfoglia è preparata con farina di grano tenero e uova, mentre il ripieno è composto da ricotta vaccina, grana padano DOP e spinaci.
Dopo aver divorato almeno tre porzioni a testa, abbiamo riunito i compagni di gita —ormai messi a repentaglio dall’abbiocco — per la consueta foto di gruppo sul terrazzo della cantina, e poi, con cuori e stomaci pesanti, siamo risaliti sulla navetta diretta a Piacenza per prepararci a un’altra serata dissoluta di cortometraggi ed ebbrezza; un lavoro duro, ma che qualcuno deve pur fare.

La Tenuta Pernice è un partner consolidato e prezioso di Concorto che condivide la visione internazionale del festival e riconosce l’importanza di portare ospiti stranieri sul territorio alla scoperta delle sue eccellenze. Tra russi, francesi, belgi, tedeschi, gallesi, inglesi, rumeni e greci, nessuno degli ospiti è rimasto indifferente alla calorosa accoglienza, alla qualità vinicola, all’ammirabile tradizione culinaria e alla bellezza bucolica della cantina. Con un po’ di fortuna, i nostri fegati dureranno — contro ogni pronostico — ancora un anno per ritrovarci ad agosto, a bere Ortrugo e mangiare tortelli sulle belle colline della Val Tidone.

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