A cura di Elena Saltarelli

Un cammello può stare dieci giorni senza bere. Un asino no.

Come ogni anno, non c’è festival senza il tradizionale pranzo alla Cantina Tenuta Pernice, bucolico agriturismo sopra Borgonovo Val Tidone, dove gli ospiti internazionali (e non) possono pasteggiare con ciò che la generosa provincia piacentina offre.
Gli sguardi inizialmente un po’ spenti (dato il profondo spirito rock’n’roll che accompagna le nottate post proiezioni) sono improvvisamente rinsaviti, con il lauto aperitivo offerto dal proprietario, accompagnato da un ottimo rosé.
Ed eccoci pronti per la camminata tra le splendide vigne, vissuta come un pellegrinaggio: il caldo infernale dell’agosto sud europeo non ha fermato nemmeno i più nordici tra gli ospiti, emozionati dal poter spulciare qualche grappolo durante la marcia.

Ma il vero gioiello della giornata è stato il pranzo: salumi misti e tortelli con la coda hanno fatto il loro fiero ingresso, accompagnati dal famosissimo sugo con i funghi estremamente apprezzato dagli ospiti. In chiusura c’è stato modo di assaggiare, come accompagnamento al Grana Padano, uno speciale aceto balsamico derivato dal mosto d’uva, targato ovviamente Pernice™ .
Come momento postprandiale la squadra si è divisa tra chi è andato a fare una breve gita nella zona di imbottigliamento e chi (tra cui la sottoscritta) è rimasta sulla splendida balconata a girare qualche intervista, accompagnata dalla una deliziosa torta sbrisolona e un bicchiere di Malvasia dolce.

I nostri più sentiti ringraziamenti vanno alla Tenuta Pernice come partner e come amico del festival, ai numerosissimi ospiti che hanno apprezzato un’eredità enogastronomica in alcuni casi estremamente lontana dalla loro, in un fil rouge che ha legato Finlandia, Grecia, Giappone e Germania, e a tutti coloro che hanno contribuito a creare quell’atmosfera di inclusione senza la quale niente di tutto questo sarebbe possibile.

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