{"id":7660,"date":"2019-08-11T16:37:45","date_gmt":"2019-08-11T16:37:45","guid":{"rendered":"http:\/\/asinovolablog.it\/?p=7660"},"modified":"2019-08-11T16:38:56","modified_gmt":"2019-08-11T16:38:56","slug":"supernature","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asinovolablog.it\/en\/supernature\/","title":{"rendered":"Focus Supernature &#8211; Le recensioni"},"content":{"rendered":"[vc_row type=&#8221;in_container&#8221; full_screen_row_position=&#8221;middle&#8221; scene_position=&#8221;center&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; overlay_strength=&#8221;0.3&#8243; shape_divider_position=&#8221;bottom&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column column_padding=&#8221;no-extra-padding&#8221; column_padding_position=&#8221;all&#8221; background_color_opacity=&#8221;1&#8243; background_hover_color_opacity=&#8221;1&#8243; column_link_target=&#8221;_self&#8221; column_shadow=&#8221;none&#8221; column_border_radius=&#8221;none&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; tablet_width_inherit=&#8221;default&#8221; tablet_text_alignment=&#8221;default&#8221; phone_text_alignment=&#8221;default&#8221; column_border_width=&#8221;none&#8221; column_border_style=&#8221;solid&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column_text]\n<p style=\"text-align: right;\"><em>a cura di Claudia Praolini<\/em><\/p>\n<h3><strong>FOCUS SUPERNATURE<\/strong><\/h3>\n<p><strong><span class=\"nectar-dropcap\" style=\" color: #f1564f;\">S<\/span><\/strong>iamo tutti ecologisti e quella a cui miriamo \u00e8 un&#8217;ecologia super che sia anche buona per occhi e orecchie. Supernature \u00e8 un viaggio nel territorio naturale alla ricerca di un paesaggio che accolga l&#8217;uomo e la donna finalmente sincronizzati sul ritmo del cosmo.<br \/>\nLa chiave della riconciliazione passa attraverso la nascita di una lingua nuova che possa esprimere la nostra colpa e allo stesso tempo l&#8217;eco delle terre e delle acque violate. Con questa Lingua Nova si stenderanno nuove mappe del mondo; il vento della devastazione si placher\u00e0; il simbolo della spirale sar\u00e0 il primo segno scritto, significher\u00e0 Madre. Supernature \u00e8 dedicato a Uvanuk la sciamana, che ebbe in dono la parola e divenne poeta e pot\u00e9 cos\u00ec narrare la storia del mondo.<br \/>\nIn collaborazione con Lago Film Festival.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row type=&#8221;in_container&#8221; full_screen_row_position=&#8221;middle&#8221; scene_position=&#8221;center&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; top_padding=&#8221;20&#8243; bottom_padding=&#8221;20&#8243; overlay_strength=&#8221;0.3&#8243; shape_divider_position=&#8221;bottom&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column column_padding=&#8221;no-extra-padding&#8221; column_padding_position=&#8221;all&#8221; background_color_opacity=&#8221;1&#8243; background_hover_color_opacity=&#8221;1&#8243; column_link_target=&#8221;_self&#8221; column_shadow=&#8221;none&#8221; column_border_radius=&#8221;none&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; tablet_width_inherit=&#8221;default&#8221; tablet_text_alignment=&#8221;default&#8221; phone_text_alignment=&#8221;default&#8221; column_border_width=&#8221;none&#8221; column_border_style=&#8221;solid&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_gallery type=&#8221;image_grid&#8221; images=&#8221;7662,7664,7666,7668,7670,7672,7674&#8243; display_title_caption=&#8221;true&#8221; layout=&#8221;fullwidth&#8221; item_spacing=&#8221;default&#8221; constrain_max_cols=&#8221;true&#8221; gallery_style=&#8221;3&#8243; load_in_animation=&#8221;none&#8221; img_size=&#8221;600&#215;403&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row type=&#8221;in_container&#8221; full_screen_row_position=&#8221;middle&#8221; scene_position=&#8221;center&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; overlay_strength=&#8221;0.3&#8243; shape_divider_position=&#8221;bottom&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column column_padding=&#8221;no-extra-padding&#8221; column_padding_position=&#8221;all&#8221; background_color_opacity=&#8221;1&#8243; background_hover_color_opacity=&#8221;1&#8243; column_link_target=&#8221;_self&#8221; column_shadow=&#8221;none&#8221; column_border_radius=&#8221;none&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; tablet_width_inherit=&#8221;default&#8221; tablet_text_alignment=&#8221;default&#8221; phone_text_alignment=&#8221;default&#8221; column_border_width=&#8221;none&#8221; column_border_style=&#8221;solid&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column_text]\n<h4><strong>I film selezionati\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p><em>a cura di Claudia Praolini<\/em><\/p>\n<p>Kingdom, di Tan Wei Keong, Singapore, 2018<br \/>\nMaria de los Esteros, di Eugenio Borrero, Colombia, 2018<br \/>\nRang Mahal, di Prantik Basu, India, 2018<br \/>\nSolar Walk, di R\u00e9ka Bucsi, Danimarca\/Ungheria, 2017<br \/>\nThe flood is coming, di Gabriel B\u00f6hmer, UK\/Svizzera, 2018<br \/>\nTierra Mojada, di Juan Sebasti\u00e1n Mesa, Colombia, 2017<br \/>\nUmbra, di Florian Fischer e Johannes Krell, Germania, 2019[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row type=&#8221;in_container&#8221; full_screen_row_position=&#8221;middle&#8221; scene_position=&#8221;center&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; overlay_strength=&#8221;0.3&#8243; shape_divider_position=&#8221;bottom&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column column_padding=&#8221;padding-1-percent&#8221; column_padding_position=&#8221;all&#8221; background_color_opacity=&#8221;1&#8243; background_hover_color_opacity=&#8221;1&#8243; column_link_target=&#8221;_self&#8221; column_shadow=&#8221;none&#8221; column_border_radius=&#8221;none&#8221; width=&#8221;1\/1&#8243; tablet_width_inherit=&#8221;default&#8221; tablet_text_alignment=&#8221;default&#8221; phone_text_alignment=&#8221;default&#8221; column_border_width=&#8221;none&#8221; column_border_style=&#8221;solid&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">KINGDOM &#8211; visto da Elena Saltarelli<\/span><\/h5>\n<p>In questo piccolo capolavoro di poco pi\u00f9 di 5 minuti, il regista singaporiano Tan Wei Keong formula una perfetta sintesi di animazione e fotografia, trascinando lo spettatore in un vortice di intensa solitudine.\u00a0 Dietro l\u2019apparente semplicit\u00e0 di una trama angosciante e surrealista, diversi simboli si fanno spazio fra il girovagare mortuario e incessante del protagonista, i pi\u00f9 privi di qualsivoglia chiarificazione. Il sentimento che prevale \u00e8 quello di non poter scappare da s\u00e9 stessi, malgrado si sia andato cos\u00ec lontano per trovare la pace. Ognuno con s\u00e9 porta un bagaglio con cui deve confrontarsi: l\u2019appartenenza al mondo circostante avviene solo attraverso una forzata mediazione con esso. Ci\u00f2 che per\u00f2 pu\u00f2 essere avvertito come un desertico void di emozioni (ovvero la morte, che tutto &#8211; e tutti &#8211; si prende) risponde alle stesse leggi naturali a cui ogni essere deve sottostare: dalla rottura che pu\u00f2 essere avvertita come irreparabile nasce sempre altra vita. La stessa vita di prima, solo mutata nella forma.[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">MARIA DE LOS ESTEROS &#8211; visto da Elena Saltarelli<\/span><\/h5>\n<p>Questo cortometraggio, diretto dal regista colombiano Eugenio Gomez Borrero, dipana nei suoi 19 minuti di girato una lenta sinfonia, una sorta di canto del cigno a una terra ormai diventata desolata e i cui autoctoni si rifiutano di lasciare. Cosa significa perdere la terra che ha dato cibo e sogni a te e a chi \u00e8 venuto prima di te? Significa perdere quel significato profondo che ti lega alla terra stessa, alla tua spiritualit\u00e0 e ai motivi che ti hanno portato proprio a essere viaggiatore di questa terra. Diretto sotto una chiave estremamente lirica e simbolica, Borrero attraverso canti, litanie e lunghe inquadrature ci racconta del dolore immenso legato all\u2019ostinato rifiuto di non voler perdere ci\u00f2 che si ama.[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">RANG MAHAL &#8211; visto da Elena Saltarelli<\/span><\/h5>\n<p>Questo documentario di ben 27 minuti, diretto dal giovane regista indiano Prantik Basu (classe \u201986) racconta come una trib\u00f9 indiana di origini indigene (la trib\u00f9 Santhali) mantiene dopo millenni una forte tradizione orale composta da miti e leggende circa la creazione del mondo e della natura da cui \u00e8 sempre stata circondata. Un potente omaggio formale, denso di suggestioni visive e uditive; un viaggio dentro uno spicchio di civilt\u00e0 da sempre poco indagato nelle ricerche culturali dell\u2019Occidente.<br \/>\nLa narrazione riprende il mito della Creazione del mondo, partendo dall\u2019acqua e arrivando alla costruzione della prima casa, dal tetto formato da squame come quelle di un serpente; dalla donna e dall\u2019uomo, nati dall\u2019amore di due cigni, che diedero vita alla stirpe umana sulla Terra. Il mito viene accompagnato da immagini che lentamente si fondono l\u2019una dentro l\u2019altra, come gli elementi raccontati che per evolversi hanno necessit\u00e0 di mischiarsi tra loro. \u00c8 evidente lo svolgimento quasi meditativo dell\u2019opera; le parole della narratrice arrivano a confondersi con il paesaggio sottostante, in un interessante esperimento che evidenzia come la trib\u00f9 Santhali sia indissolubilmente legata al ciclo naturale della vita, pervasa da un senso di appartenenza alla Terra da noi occidentali quasi dimenticato.<br \/>\nLa riflessione successiva alla visione dell\u2019opera scaturisce per\u00f2 totalmente dalla sensibilit\u00e0 del singolo spettatore: non \u00e8 assolutamente la missione di Rang Mahal quella di sollevare dibattiti circa il modus vivendi delle persone in una determinata porzione del mondo, piuttosto essa \u00e8 mostrare come queste persone vivono, in un\u2019accezione totalmente scevra da ogni possibile interpretazione.[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">SOLAR WALK &#8211; visto da Sofia Brugali<\/span><\/h5>\n<p>Forme molteplici di continuit\u00e0 nello spazio e nel tempo, i personaggi di R\u00e9ka Bucsi fluiscono senza una apparente causalit\u00e0 in un cosmo liquido e relativo, sereni nel loro scorrere ininterrotto e sconfinati nel loro immaginare e immaginarsi, inventare ed inventarsi. Non v\u2019\u00e8 paura, poich\u00e9 non v\u2019\u00e8 aspettativa: la creazione \u00e8 un processo continuo e casuale, ma perfettamente armonico. Ognuno, o meglio ogni cosa, compie il proprio viaggio abbandonato alla corrente del divenire, attore e spettatore di un panteistico universo.<br \/>\nAnimazione e musica si fondono in un\u2019esperienza astratta, sperimentale. Il suono dona concretezza all\u2019immaginario della regista, ne definisce l\u2019agire. Confonde e allo stesso tempo orienta lo spettatore\u2026 eppure non \u00e8 imprescindibile: il cortometraggio sarebbe perfetto anche come visual di una festa sopra i 120 bpm.[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">THE FLOOD IS COMING &#8211; visto da Sofia Brugali<\/span><\/h5>\n<p>Gioco del caso o frutto dell\u2019intenzione, nel titolo del cortometraggio animato di Gabriel B\u00f6hmer riecheggia l\u2019espressione francese apr\u00e8s nous, la d\u00e9luge (\u201cDopo di noi, il diluvio\u201d): una generale indifferenza nei confronti del futuro, che porta a scaricare le proprie responsabilit\u00e0 sulle generazioni venture; una condotta che Marx attribuiva a \u201ctutti i capitalisti e gli stati capitalisti\u201d e che il regista ci descrive nella sua riflessione sull\u2019essere umano e la sua impronta ecologica, mediante la storia di un eremita e del suo occhio. La consapevolezza dall\u2019arrivo imminente del diluvio, che si esprime nell\u2019ossessiva ripetizione del minaccioso presagio, d\u00e0 vita a due diversi atteggiamenti: quello legato alla quotidianit\u00e0 dell\u2019asceta e quello pi\u00f9 responsabile del suo occhio sinistro, che prende letteralmente corpo per costruire un rifugio sicuro. Due alternative che non possono coesistere: \u00e8 cos\u00ec che dalla leggerezza dell\u2019uomo divampa un incendio che brucia la foresta, atto finale della sua condotta egocentrica e distruttiva.[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">TIERRA MOJADA &#8211; visto da Sofia Brugali<\/span><\/h5>\n<p><em>\u201cEn Colombia no vamos a permitir que por unos pocos desadaptados se obstaculice el progreso y\u00a0el desarrollo de nuestro Pa\u00ecs.\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cIn Colombia non permetteremo che a causa di alcuni disadattati si ostacolino il progresso e lo\u00a0sviluppo del nostro Paese.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Tierra Mojada \u00e8 un breve capolavoro di contro-narrazione che ci racconta in modo semplice quanto intenso un mondo moribondo, ormai esangue: quello raccolto sulle sponde del fiume Cauca, ammantate di un brulicante verde. Colore che va cambiando nel corso del cortometraggio, assumendo prima i toni del rosa per poi spingersi all\u2019altro estremo dello spettro luminoso, tingendosi di un azzurro spento sul calar della sera. Al mutare della foresta, anche la vita dei suoi abitanti viene stravolta e li vediamo, i \u201cdisadattati\u201d, scegliere di morire con essa, se questo \u00e8 il destino che le spetta. Cos\u00ec i figli del Cauca si fanno seppellire vivi, con l\u2019aiuto di un ragazzino lacerato tra tradizione e modernit\u00e0, costretto a definirsi in una delle opposte identit\u00e0 che lo frammentano. Si allontana piangendo, tra gli scoppi e le grida della guerrilla e il silenzio opprimente della selva, che tace ferita dalle motoseghe, araldi del Progresso: spianano la strada ad Hidroituango, il pi\u00f9 grande progetto idroelettrico della Colombia. La potenza della sua avanzata riecheggia simbolicamente nel ruggire inquietante di un giaguaro, non in vista, ma presente, mentre la linfa scorre come sangue sulla corteccia di un albero.<br \/>\nJuan Sebasti\u00e1n Mesa porta sullo schermo l\u2019ennesima tragedia che si consuma silenziosa e feroce a danno di uomo e ambiente. Vale la pena, a conclusa visione, di approfondire l\u2019argomento.[\/vc_column_text][divider line_type=&#8221;No Line&#8221; custom_height=&#8221;20&#8243;][vc_column_text]\n<h5><span style=\"color: #f1564f;\">UMBRA &#8211; visto da Elena Saltarelli<\/span><\/h5>\n<p>Umbra, cortometraggio sperimentale diretto dai giovani filmmaker tedeschi Florian Fischer e Johannes Krell, prende il nome dell\u2019ombra scura che si forma al centro di un\u2019eclisse durante il momento di maggiore copertura.<br \/>\nUn lavoro di insolita lunghezza (20 minuti circa) che ci regala una resa fotograficamente eccellente al servizio di un significato elusivo e che lascia alla sensibilit\u00e0 dello spettatore la chiave della comprensione finale.<br \/>\nLa similitudine tra questo fenomeno naturale e l\u2019ombra proiettata sulle superfici e tagliata dai fusti e dalle foglie degli alberi viene ripetuta con costanza meditativa, forse a suggerirci che lo spazio astrale, con i suoi eventi spettacolari e misteriosi, poco ha da invidiare agli eventi che ogni secondo si ripetono sulla terra, intorno a noi.<br \/>\nCome viene spiegato prima dei titoli di coda, l\u2019intento di Krell e Fischer risiede soprattutto nella ricerca di un equivalente \u201cnaturale\u201d alla camera oscura, una sorta di effetto ottico che siamo abituati a percepire come normale ma che ha le stesse caratteristiche intrinseche di un fenomeno raro come l\u2019eclisse; ci\u00f2 risiede nella luce riflessa sulla superficie dell\u2019acqua, o le ombre fluttuanti e caleidoscopiche che filtrano tra le foglie.<br \/>\nL\u2019esperienza visiva, unita a una campionatura accurata di suoni, si sublima in una sorta di viaggio che mette alla prova lo spettatore, la cui percezione, mediata dalla quotidianit\u00e0 e da convinzioni pregresse circa lo spazio attorno a lei, \u00e8 costretta a ricalibrare i propri limiti e a vedere con occhi nuovi ci\u00f2 che in realt\u00e0 c\u2019\u00e8 sempre stato &#8211; era solo dato per scontato.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row type=&#8221;in_container&#8221; full_screen_row_position=&#8221;middle&#8221; scene_position=&#8221;center&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; overlay_strength=&#8221;0.3&#8243; shape_divider_position=&#8221;bottom&#8221; bg_image_animation=&#8221;none&#8221;][vc_column column_padding=&#8221;no-extra-padding&#8221; 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