Intervista a cura di Francesca Marchesini

Il 24 agosto, i Brucherò nei pascoli arriveranno a Parco Raggio passando per Via Padova (Milano) per un live ricco di fancazzismo, musica crossover e attitudine punk. Il duo è formato da Davide Perego e Stefano Rettura; all’attivo hanno due EP – Bar Adriana (Pioggia Rossa Dischi, 2022) e Ghicci Ghicci (Woodworm, 2023) – e riscontri immensamente positivi rispetto alle loro performance degli ultimi anni al MiAmi. In attesa di assistere al loro concerto a Pontenure, la redazione di Asino Vola ha intervistato i Brucherò nei pascoli a proposito del loro percorso musicale e l’evidente passione per il cinema.

“Ci piace raccontare gli aspetti più grotteschi e umilianti della vita, ma abbiamo un grande rispetto nei suoi confronti.”

Come nasce il progetto Bucherò nei pascoli?

Stefano: Il progetto nasce da parecchi giri di incontri e allineamenti di pianeti inaspettati. Davide e io ci conosciamo da tanti anni e scriviamo canzoni da quando siamo ragazzini – nel tempo ci siamo autoprodotti molti dischi rap. Nel 2020 abbiamo incontrato Niccolò, un amico di Davide del liceo, e ci siamo messi a lavorare con lui nel suo studio di registrazione vicino a Loreto. L’incontro con Nic ha dato una svolta al progetto: da Bar Adriana in poi abbiamo introdotto fiati, percussioni, tastiere; tutti strumenti suonati dai musicisti con cui ora ci esibiamo anche ai live. La famiglia si è allargata e il progetto ha un’identità musicale più eclettica, cosa che prima non c’era.

Davide: Confermo, tutto vero! Mi fa sempre ridere che né io né Stefano sappiamo suonare. Le idee delle canzoni, sia sul piano dei testi ma anche delle melodie, le inventiamo noi due… poi l’intervento di Nic e degli altri fa sì che il tutto possa stare in piedi.

All’uscita del vostro primo EP Bar Adriana, siete stati tanto osannati (vedi la copertina Rolling Stone di aprile 2023) quanto messi sotto torchio. Come vivete il rapporto con la critica musicale? E con il pubblico?

Davide: Messi sotto torchio non direi, siamo abbastanza sereni… La copertina a cui ti riferisci è una foto collettiva che riguardava più artisti, non siamo ancora così importanti! Ad ogni modo siamo molto curiosi di sapere quel che scrivono di noi. In primis perché è un privilegio che qualcuno si interessi di te e a quello che fai. E poi quando fai musica o qualsiasi altra cosa che ti appartiene in maniera così viscerale si è sempre convinti che quel che proveranno gli altri sono le stesse sensazioni che provi tu, ma non è mai così. Mentiremmo se dicessimo di non farci influenzare dai pareri esterni, ma siamo anche abbastanza sicuri di noi per tirare fuori quel che ci piace e non per piacere agli altri. La critica è molto importante, è sempre più difficile trovare giornalisti che scrivono male di qualcosa o che ne evidenziano i punti deboli. Tutti oggi osannano e basta, c’è una sorta di paura e veemenza, forse dovuta alla crisi di questo settore.

Stefano: Pensiamo che il pubblico ci segue e ci vuole bene soprattutto per la nostra spontaneità e le nostre provocazioni, ma abbiamo tante altre sfaccettature che tireremo fuori con il tempo, senza fretta.

Scema, Morale, Palle piene: brani per chi è stufo delle persone e della vita, ma ricchi di sarcasmo…

Davide: No, non siamo stufi né della vita né delle persone. Tutt’altro! Sono le due cose principali che nutrono le nostre canzoni. Ci piace raccontarne gli aspetti più grotteschi e umilianti, ma abbiamo un grande rispetto nei loro confronti. Da questo punto di vista ci rifacciamo alla scuola di certi cantautori un po’ cinici come Paolo Conte o Piero Ciampi: anche loro raccontano le storie “delle vite disperate”, ma sentono anche di farne parte. Quando parli di chi ti sta vicino non puoi mancare di empatia. Poi certo, il sarcasmo è uno strumento per rendere accessibile quel che altrimenti sarebbe scorretto. Tutta la satira è basata su questo. Crediamo nella libertà di espressione, meglio ancora se dà in culo a qualcuno… si vede che sta toccando dei punti caldi. Spesso ci hanno dato dei maschilisti per i contenuti dei nostri testi, senza capire che le provocazioni servono sia a puntarci il dito contro, sia a stimolare la discussione su argomenti scomodi.

Stefano: Come ha già detto Davide, la visione per quanto possa risultare negativa o pessimistica contiene sempre un barlume di speranza. I personaggi da cui traiamo ispirazione e che tentiamo di descrivere sono tutte persone che in un qualche modo, seppur stanche o frustrate dagli avvenimenti quotidiani o della vita in generale, in cuor loro non abbandonano mai la speranza. La satira o il sarcasmo sono modi per affrontare tematiche difficili e scomode, senza dar troppo peso a ciò che è già difficile accettare. Ci son sempre piaciuti i fumetti tipo Il Male e tutta la satira scorretta degli anni ’70.

“La nostra visione, per quanto possa risultare negativa o pessimistica, contiene sempre un barlume di speranza.”

Qual è la vostra canzone che meglio vi rappresenta? E quella che non vedete l’ora si suonare sul palco di Concorto Film Festival?

Stefano: Sono sempre gasato di cantare Ghicci Ghicci, il brano che dà il nome al nostro nuovo EP. Penso che ogni canzone rappresenti un pezzo di noi, ma questa è diventata quasi un motto per il gruppo. «Evridei, evrinait, yu know we fight, and yu can try!» (ndr l’inglese maccheronico è sfottò ai Måneskin).

Davide: Oltre ai brani già pubblicati, stiamo suonando in tour alcuni inediti che usciranno in autunno. Forse sono quelli che preferisco suonare.

All’interno del vostro duo, Davide si occupa anche della realizzazione dei videoclip. Perché hai scelto di occuparti tu stesso di questo aspetto?

Davide: Lo faccio perché mi occupo di cinema da diversi anni e gestisco una piccola casa di produzione che si chiama Tafano, con la quale organizziamo anche rassegne ed eventi a Milano.
In generale quasi tutti i video nascono da idee comuni, come per esempio Ghicci Ghicci. In questo caso si è trattato di un episodio a cui abbiamo assistito insieme: un tipo nudo che passeggiava sulla spiaggia di Maspalomas e si è buttato nell’oceano gridando come un pazzo contro le onde giganti che gli venivano addosso. Eravamo lì per lavorare al disco e subito ci siamo accorti tutti che quello sarebbe stato il personaggio per il video del singolo. C’è anche il fatto che, oltre al nostro primo video Bar Adriana, io e Stefano non vogliamo mai comparire. L’idea, un po’ come le canzoni, è quella di lasciare spazio alle storie degli altri. Per cui si pensa sempre a qualcosa il più lontano possibile dal brano e si gioca di contrasti; in Morale, per esempio, la scelta di usare come protagonista il piccolo Marco in Immenso le pallavoliste. In generale lavoriamo sempre con attori non professionisti, è molto più stimolante e lascia modo alla vita di entrare nelle cose che facciamo.

Stefano, quanto sei coinvolto nella parte video?

Stefano: Il mio unico contributo è stato quello di prendere un cazzotto in faccia nel video di Scema. È un pugno vero, l’ho preso più di dieci volte siccome è un piano sequenza e Davide ci tiene molto al realismo. Fanculo lui e il cinema d’autore.

Parlando di cinema, qual è il vostro film preferito? E il cortometraggio che avete nel cuore?

Davide: Mi sento di dire per entrambi che Marco Ferreri è stato un regista che ci ha molto uniti. La grande abbuffata è un film che rispecchia molto lo stile dei Brucherò nei pascoli: un film che sa parlare di amicizia maschile senza cadere nel cliché, ma che è anche la tomba di tutti i simboli del capitalismo e del patriarcato. In un’intervista, mi sembra che Ferreri dica «nei miei film ho sempre parlato dell’uomo e della donna». Anche noi partiamo sempre da questo presupposto, senza metterci altri filtri davanti.

Stefano: Non sono un cinefilo per eccellenza, ma se proprio devo parlare di un film preferito, per le immagini e l’accompagnamento musicale, cento volte Il Casanova di Federico Fellini. Non ho visto molti corti, ma le autoproduzioni di Marco Proserpio e dei Cane Morto mi piacciono un casino.

Prima di partecipare in veste di ospiti, conoscevate già Concorto Film Festival?

Davide: Certo! Ho anche recensito i film di un’edizione, ma a distanza; non ho mai avuto la fortuna di venirci di persona. Non vedo l’ora di vedere di notte gli horror nella serra!

Esiste invece un’opera di cui, in veste di music supervisor, vorreste stravolgere completamente la colonna sonora? Con quali brani?

Stefano: Domanda molto difficile… Non sono per stravolgere le colonne sonore già scritte, ma se potessi lavorerei ad Akira di Katsuhiro Ōtomo, perché è un anime molto movimentato ma anche molto riflessivo.

Davide: L’anno scorso Il terzo segreto di Satira ha utilizzato una nostra canzone per il loro film. In generale ci piacerebbe poter comporre musiche per il cinema. Nic (ndr Niccolò, produttore della band) e io ci siamo rincontrati dopo anni per fare la colonna sonora di un film che avevo appena girato. E poi da lì non abbiamo più smesso di lavorare insieme.