a cura di Claudia Praolini | recensioni a cura di Carola Visca
Supernature è un contenitore di film presente a Concorto Film Festival dal 2016. Ogni edizione raccoglie delle esperienze visive focalizzate sulla relazione tra uomo e natura, una tematica sempre più esplorata da parte degli autori di cortometraggi.
I film di Supernature propongono riflessioni che di volta in volta indagano i vari aspetti di questa complessa relazione uomo/natura, a partire dal pantheon di divinità attraverso il quale l’umanità dal neolitico dialoga con le forze naturali, fino allo sfruttamento indiscriminato delle risorse e ai cambiamenti climatici che necessariamente stanno ponendo l’uomo di fronte ad un nuovo paradigma: l’estinzione della vita sul Pianeta. Se l’antropologia contemporanea ci ricorda che la contrapposizione natura/cultura appartiene solo all’Occidente moderno allora la contrapposizione che è stata costruita tra universalità della natura e diversità culturale diventa un elemento pericoloso che ci separa dal mondo. Ogni film è al tempo stesso una denuncia di questa separazione e al tempo stesso un invito alla riconciliazione tra umanità e Natura.
I film selezionati
a cura di Claudia Praolini
Common Pear di Gregor Bozic, Slovenia/UK (2025)
El Bon Auguri di Alba Bresoli, Spagna (2024)
Lanawaru di Angello Faccini Rueda, Colombia/Messico/USA (2024)
Memories of an unborn Sun di Marcel Mrejen, Francia/Algeria/Olanda (2024)
Who loves the Sun di Arshia Shakiba, Canada/Quebec (2024)
Recensioni a cura di Carola Visca
Lanawaru di Angello Faccini
Un membro della comunità indigena di Puerto Caimán scompare misteriosamente senza lasciare traccia. I suoi compagni iniziano a cercarlo interrogando gruppi locali e gli spiriti che infestano la giungla. Il film di Angello Faccini cattura le atmosfere di un luogo in cui ogni elemento naturale e animale è interconnesso e regolato da tradizioni secolari ancora vive ed efficaci. Il caimano che abita nel fiume, forse responsabile della sparizione dell’uomo, non è una bestia da punire con la morte, ma un soggetto che fa parte di un sistema di equilibrio tra uomo e natura. Per ristabilire l’ordine turbato, un giovane ragazzo insieme al nonno eseguiranno rituali di protezione per la comunità, affinché si possano nuovamente solcare quelle acque senza paura.
Common Pear di Gregor Božić
In un futuro distopico, una struttura progettata per contrastare le temperature esterne troppo elevate ospita alcuni scienziati impegnati a studiare le generazioni passate e il loro rapporto con la natura, attraverso immagini e interviste proiettate su uno schermo. Chiusi nella loro visione cinematografica, i ricercatori osservano i meccanismi cognitivi di alcuni vecchi agricoltori sloveni, testimoni di un mondo ormai lontano in cui ai propri alberi ci si affeziona, e si fa di tutto per farli vivere e prosperare. Il corto di Gregor Božić ricorda come la fiducia cieca nel progresso tecnologico possa sfociare nell’isolamento totale dell’uomo su una Terra irrimediabilmente arida e deserta.
El Bon Auguri di Alba Bresolí
Un gruppo di donne copre simbolicamente con un manto di lana rossa una pietra in un terreno apparentemente abbandonato, un dono all’ultimo pastore della città che presto verrà privato del suo gregge. El bon Auguri è un omaggio alla vita pastorale inghiottita dall’urbanizzazione crescente, una vita votata alla resistenza nel panorama snaturato delle periferie urbane di Barcellona. L’intervento artistico del collettivo di donne sulla pietra del parco di Collserola crea un ponte tra passato e presente: la pietra, presenza irremovibile e sacra, ieri «altare parlante» per riti di buon auspicio, oggi diventa meta turistica priva di valore.
Memories of an unborn Sun di Marcel Mrejen
Il cortometraggio di Marcel Mrejen è un documentario sperimentale che racconta lo sfruttamento dei lavoratori cinesi in Algeria tramite testimonianze dirette e materiali di diversa natura: filmati d’archivio di test nucleari simili a cinegiornali propagandistici e immagini evocative dei luoghi in cui gli operai sono sottoposti a dure condizioni di lavoro e di vita. La luce gialla e calda del sole fa da filo conduttore in questo documento di storia neo-coloniale dove gli sfruttati sembrano non vedere mai la fine del giorno.
Who loves the Sun di Arshia Shakiba
Documentario di grande potenza visiva, Who Loves The Sun consegna alle sue ricche immagini la narrazione dell’impatto della guerra civile in Siria sulla popolazione. Mohammad, come molti altri a seguito del crollo dell’industria petrolifera, si cimenta nella raffinazione fai-da-te, una pericolosa ma necessaria fonte di sostentamento che diventa al tempo stesso una forma di aiuto reciproco all’interno della comunità. Un fumo nero segue costantemente l’uomo, mentre insieme a lui percorriamo paesaggi industriali semi-abbandonati di tragica bellezza.






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