Il martedì di Concorto prevede una giornata piuttosto intensiva, vediamo cosa c’è sul menù.
Al circolo ARCI Rathaus proseguono le proiezioni VR di The Frame Beyond mentre alla Ricci Oddi doppio appuntamento: prima giornata di Concorto Kids dalle 16.30 (con laboratori, merenda e proiezione), ore 17 Talk con Legambiente “Una sola acqua. Dalla bottiglia ai fiumi, nel clima che cambia“, a seguire la proiezione dei film Supernature. Tutti e tre gli appuntamenti fanno parte del progetto “La Memoria dell’Acqua” sostenuto dal bando “Idee in Azione” di IREN – Comitato Territoriale di Piacenza.
Alle 21 ci spostiamo a Parco Raggio per i corti in concorso; alle 23.30 imperdibile concerto con LOSTATOBRADO oppure, per gli irriducibili, doppia proiezione in serra con Bodies of Melancholia e Indie_Genous.
E quindi, a dopo!
Algumas Coisas Que Acontecem Ao Lado De Um Rio (A Few Things Happening by a River) – Daniel Soares
Visto da Vanessa Mangiavacca
Fiction portoghese presentata in anteprima italiana a Concorto dal Festival di Cannes, l’opera di Daniel Soares si muove sottotraccia in una critica sociale tanto sottile quanto pungente. A partire da un distaccato processo di osservazione, il regista mette in dubbio il nostro modo di abitare il presente, di attraversare i luoghi e, in fondo, di stare al mondo. Protagonista è il fiume con le sue rive, testimone silenzioso di quel piccolo invasore che è l’uomo, accogliendolo sulle proprie sponde. Attorno al suo scorrere si alternano corpi e vite appartenenti a estrazioni sociali differenti: un gruppo di adolescenti, una signora anziana, due rider, un padre di famiglia. Cambiano le età, le classi, gli affetti e le preoccupazioni, ma nessuno sembra vedere davvero il fiume. C’è sempre qualcosa che chiama altrove: la società irrompe persino in questo spazio apparentemente sottratto al mondo, ricordando incessantemente i suoi comandamenti – apparire, lavorare, produrre, servire – in una malattia collettiva, così estesa da essere diventata invisibile.
Another Day in the Metal Box – Gleb Feldman
Visto da Elena Baldo
‘Another Day in the Metal Box’ di Gleb Feldman narra di Boris, un giovane operaio ucraino che sogna di fare l’attore. La sua vita scorre monotona tra turni in fabbrica, una birra al bar, pause pranzo passate a cercare casting e le notizie della guerra tra Russia e Georgia. È una vita sicura, stabile. Ogni volta che tenta di candidarsi a dei casting, ci ripensa: tanto a che serve? Non succederà mai. Un giorno, però, nella fabbrica dove lavora trova uno strano cubo. Lo attraversa. Quello che lo aspetta dall’altra parte è tutto ciò che sogna: una carriera da attore, la Georgia vittoriosa e libera dalla Russia, la vita che non pensava sarebbe mai arrivata. Alla fine il corto ti lascia a domandarti dove finisca la realtà e dove cominci il sogno, lasciando a noi il compito di tracciare quel confine.
The End by Niki Lindroth von Bahr
Visto da Matilde Ambiveri
Su un aereo, una coppia di scorpioni beve vino guardando un reality show, mentre attorno a loro si muovono piloti, passeggeri e lavoratori dell’aeroporto, tutti animali alle prese con attività umane. Al duty free, un topo cerca un regalo per i figli e il commesso gli propone una borsa di coccodrillo, prima di mostrargli un flauto ricavato dall’ultimo cipresso esistente sulla Terra. The End costruisce un mondo assurdo e grottesco in cui gli animali prendono il posto degli esseri umani, riproducendo anche i comportamenti più distruttivi nei confronti delle altre specie e dell’ambiente. Il reality show, presente come un sottofondo quasi costante, accompagna una serie di situazioni sempre più inquietanti, fino a quando l’aeroporto si svuota completamente. L’edificio ormai deserto sembra essere l’unico luogo rimasto a testimoniare la fine di tutto.
Intersecting Memory – Shayma’ Awawdeh
Visto da Vanessa Mangiavacca
Walter Benjamin scriveva che «la storia si frantuma in immagini, non in storie». Ed è proprio a partire dai frammenti dei video amatoriali e familiari recuperati dalla regista Shayma’ Awawdeh che la narrazione storica ritrova la sua lucidità ed estrema crudeltà, facendo
emergere in modo evidente e inattaccabile la violenza e l’ingiustizia subite dal popolo palestinese. Le registrazioni risalgono alla seconda Intifada, quando la regista aveva appena sei anni: «My memory is blurry», confessa oggi. Ma se i ricordi sono sbiaditi e frammentari, le immagini restano, nella loro profonda crudeltà, nel loro dolore, a testimoniare ciò che la memoria rimuove per proteggersi dall’orrore. Shayma’ Awawdeh sovrappone alle immagini il dialogo intimo con la madre, nel tentativo di rievocare e ricomporre una memoria personale che inevitabilmente si intreccia a quella collettiva e che necessità, quotidianamente, di essere rievocata, protetta e diffusa.
Air Horse One – Lasse Linder
Visto da Serena Varrucciu
Legacy è una star del salto a ostacoli, viaggia di continuo in tutto il mondo per prendere parte alle competizioni, è ben nutrita, curata e apprezzata per il suo carattere mansueto. Scherzosamente, la sua padrona al telefono parla della vita privilegiata che la sua “bambina” conduce. Senza volontà di voler impietosire lo spettatore, il regista sceglie di riprendere silenziosamente cosa accade nella vita di tutti i giorni di questo cavallo straordinario, quasi come se volesse guardare attraverso i suoi stessi occhi. Indugia sul suo sguardo, ne inquadra spesso il muso: Legacy osserva, aspetta, ci pare quasi che stia pensando, che sia capace di ascoltare i discorsi che le circolano attorno, e che con pacata rassegnazione accetti questa vita frenetica che la sua padrona ha scelto per lei.
Lion Rock – Nick Mayow & Prisca Bouchet
Visto da Laura Savoini
Quanto ci vuole per passare dalla parte della ragione a quella del torto? Secondo Prisca Bouchet e Nick Mayow la risposta sta nel tempo di cambiare una canzone. Dopo una giornata passata in spiaggia, una madre con il figlio Sam, arrabbiato dopo che questa gli ha proibito di avventurarsi con gli amici per i sentieri di Lion Rock, investe accidentalmente qualcosa senza fermarsi a controllare chi o cosa sia stato coinvolto. Il cortometraggio è un crescendo di tensione e sospetto, che portano lo spettatore a immaginare i più tragici scenari, ma soprattutto a chiedersi: io al loro posto cosa farei? Se fosse successo il peggio, se quello che la madre definisce “solo un ramo” fosse stato un essere umano, una vita in carne e ossa a finire sotto la macchina, come ci si dovrebbe comportare? Perché certe volte la risposta giusta non è quella desiderata, e la scelta sbagliata può portarti a lavare via il sangue dalla tua automobile nel cuore della notte.
Please – Anna Mantzaris
Visto da Serena Varrucciu
“Mi ami ancora?” chiede al telefono il dirigente di un’azienda alla moglie, mentre i suoi dipendenti aspettano fuori dal suo ufficio, e quasi gridando prosegue: “E perché mi ami?”. C’è un bisogno di amore, di vera e genuina attenzione verso l’altro, di contatto fisico, che traspare da ogni inquadratura di questo corto animato. Tanti quadri, tante vite che si intersecano, un denominatore comune: l’insicurezza; e da questa emerge la componente fortemente ironica, seppur amara, del lavoro. La tecnica segue stupendamente le tematiche affrontate: questi pupazzi dalla stazza abbonante e dalle fattezze irregolari hanno espressioni vuote da profilo social, e la ruvidezza del materiale grezzo con cui sono realizzate mostra, quando colpite dalla luce del sole, inclemente, ogni sua imperfezione.






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