a cura di Chiara Ghidelli
Nell’edizione 2026, Concorto Film Festival inaugura il focus Bodies of Melancholia, uno spazio dedicato all’esplorazione di sfere emotive irregolari e personalità ai margini, figlie di una cultura e di uno stile di vita sempre meno sostenibile.
Il focus pone al centro il modo in cui il corpo somatizza queste forme di disagio: tensioni, impulsi, fragilità e resistenze si inscrivono nella fisicità, trasformandola in un luogo visibile di conflitto e manifestazione interiore. Da questo punto di partenza, Bodies of Melancholia si propone di indagare questi paesaggi interni attraverso il corpo, osservando come emozioni e pressioni invisibili prendano forma in gesti, movimenti, posture e trasformazioni.
Emergono così figure attraversate da individualità complesse, che si percepiscono ingombranti o inadatte, e che trovano espressione in scosse, slanci e sfoghi corporei. Umani, disumani e super-umani: non solo ritratti, ma spazi poetici fatti di simboli, carne e atmosfera.
Bodies of Melancholia racconta questi territori emotivi incarnati, esiti di dinamiche socioculturali che attraversano individui e relazioni in contesti rurali e urbani, in un presente segnato da un progresso spesso privo di empatia, dove il corpo diventa archivio e superficie sensibile del disagio contemporaneo.
I film selezionati
a cura di Chiara Ghidelli
Ali, Adnan Al Rajeev, Bangladesh, Filippine, 2025, fiction, 15′
A Very Straight Neck, Neo Sora, Giappone, 2025, fiction, 10′
Ce Qu’on Laisse Derrière (What We Leave Behind), Alexandra Myotte, Jean-Sébastien Hamel, Canada/Québec, 2025, animazione, 10′
Challenges of a Solitary Mind, Astrid Rothaug, Austria, 2025, animazione, 3′
Desdoblándome (Unfolding Me), Natalia Pájaro, Messico, 2025, animazione sperimentale, 7′
El Cuerpo De Cristo (Corpus Christi), Bea Lema, Spagna, 2025, animazione, 12′
Former Cult Member Hears Music For The first Time, Kristoffer Borgli, Norvegia, Stati Uniti, 2020, mocumentary, 12′
Four Percent, Monika Maslon, Germania, Argentina, Polonia, 2025, documentario animato, 13′
Hypersensible, Martine Frossard, Canada , 2025, animazione, 9′
Ali di Adnan Al Rajeev (Bangladesh, Filippine, 2025)
Primo titolo bengalese ad entrare nella selezione per il concorso ufficiale cortometraggi al Festival di Cannes, dove ha ricevuto anche una Menzione Speciale, Ali è la storia di un giovane ragazzo che vive in un piccolo villaggio rurale dove alle ragazze è vietato cantare. I ragazzi, al contrario, hanno la possibilità di partecipare ad un concorso canoro, vincendo il quale possono viaggiare e garantirsi un futuro fuori dal villaggio. Ali partecipa alla competizione, nascondendo una ferita al collo che racconta di lui qualcosa di indicibile, almeno per la cultura in cui vive. Storia di un’identità forte ma nascosta, di un corpo attorno al quale cultura e società costruiscono una forma di disagio e disforia. Storia di una grande rivoluzione.
A Very Straight Neck di Neo Sora (Giappone, 2025)
Tratto dal racconto I Wll Go Ahead di Momoe Narazaki, l’opera di Neo Sora è un riadattamento audiovisivo intorno al tema di un corpo che racconta un trauma. Una donna si sveglia dopo aver fatto uno strano sogno, e sollevandosi si accorge di un invalidante e improvviso dolore al collo. Senza indagarne direttamente le cause, il dolore fisico diventa pretesto per l’analisi di un sentore più o meno antico e forse non ancora processato. Parti di vissuto più o meno traumatiche riaffiorano e portano con sè interrogativi, dubbi e ripercussioni che non è più possibile rimandare. Un dolore che aggiunge un punto di vista, un nuovo modo di percepire, dal collo fino alla mente.
Ce Qu’on Laisse Derrière (What We Leave Behind), Alexandra Myotte, Jean-Sébastien Hamel (Canada/Québec, 2025)
Presentato al Festival di Locarno nella sezione Pardi di Domani, What we leave behind è la storia di un corpo a cui manca letteralmente qualcosa. Un buco nel collo di Dan, il protagonista, racconta di lui qualcosa di fondamentale. La storia di un trauma – come dicono gli autori Alexandra Myotte e Jean-Sébastien Hamel – raccontato come qualcosa non di passato nel tempo, ma di presente, attuale e persistente. Con e attraverso questo trauma, Dan percorre il suo vissuto e il suo presente lungo spazi liminali e labirinti che diventano mappe emotive. Sempre attingendo dalle parole degli autori, il percorso del personaggio è spesso visto in prima persona, attraverso il suo sguardo, uno sguardo che osserva dentro di sè in un viaggio doloroso ma necessario. Il viaggio di un corpo che non può fare a meno di urlare quel che ha vissuto.
Challenges of a Solitary Mind di Astrid Rothaug (Austria, 2025)
Challenges of a Solitary Mind, cortometraggio animato di circa tre minuti diretto dall’austriaca Astrid Rothaug, affronta con delicatezza il tema dell’introversione. Una ragazza-lumaca in una società che premia gli estroversi, sceglie di adattarsi alle situazioni in cui è calata con una certa “jomo”, joy of missing out. Il guscio diventa così una metafora della necessità di avere uno spazio sicuro in cui rifugiarsi quando le richieste sociali diventano troppo intense. Con il linguaggio dell’animazione, Challenges of a Solitary Mind, racconta il conflitto intimo e personale di chi vorrebbe partecipare alla vita sociale senza rinunciare ai propri tempi e ai propri bisogni.
Desdoblándome (Unfolding Me) di Natalia Pájaro (Messico, 2025)
Henrietta, una giovane donna, sta apparentemente sola nella sua stanza. Una comune camera da letto che rivela presto glitch, distorsioni, suoni e interferenze dalla ignota provenienza. È in questo modo che inizia il percorso di Henrietta che, senza mai uscire dalla sua stanza, percorre un viaggio psichico in cui incontrerà ricordi, persone, sensazioni di alienazione, dissociazione e col quale sperimenterà la perdita del controllo sulla sua stessa identità. Un mondo, il suo, creato con un’animazione che permette il racconto della trasformazione ma anche della confusione, del caos, dove persone e pensieri hanno contorni labili e interscambiabili, dove il dentro e il fuori perdono i loro confini. Unfolding me, diretto da Natalia Pájaro, rappresenta il corpo che somatizza la velocità di quel che si muove al suo interno.
El Cuerpo De Cristo (Corpus Christi) di Bea Lema (Spagna, 2025)
Adattamento audiovisivo dell’omonimo libro ideato dalla stessa regista Bea Lema, El Cuerpo De Cristo inscena una storia di traumi, paranoie e incomunicabilità. Una donna inseguita dai fantasmi di un passato che non riesce o non vuole ricordare, cerca un legame e una rete all’interno del paese in cui vive, che si dimostra però sordo ed estremamente discriminatorio nei confronti dei dolori che non si possono visualizzare. Il libro illustrato diventa un corto animato con la tecnica del ricamo in stop motion, portando frame per frame la storia di una tradizione, di una famiglia e di un passato sempre attuale. Trasformazione dopo trasformazione, i fili che compongono El Cuerpo De Cristo costruiscono un mondo crudo ma che contiene una forte spiritualità, una realtà costellata di presenze, forme e ricordi.
Former Cult Member Hears Music For The first Time di Kristoffer Borgli (Norvegia, Stati Uniti, 2020)
Dopo la fuga di una ragazza da un contesto di abuso, oppressione e isolamento, una troupe cinematografica decide di seguirla durante una delle sue nuove esperienze durante il periodo di ri-integrazione: ascoltare la musica per la prima volta. Con il linguaggio del mocumentary, il cortometraggio dell’ormai conosciuto Kristoffer Borgli (Dream Scenario, The Drama) racconta tanto il disagio della vittima quanto quello di chi la osserva. Figlio di una cultura e di una società che feticizza e spettacolarizza i contenuti video in cui persone fuori da una prestabilita “norma” scoprono abilità semplici e banali o compiono azioni comuni che prima non potevano o non sapevano fare, Former Cult Member Hears Music For The First Time racconta con un’immagine potente e precisa l’assuefazione alle immagini e l’assenza di empatia da cui siamo ormai tremendamente affetti.
Four Percent di Monika Maslon (Germania, Argentina, Polonia, 2025)
Esplorando i linguaggi della realtà virtuale e del videogioco, il corto sperimentale Four Percent diventa uno studio sull’empatia e sulle forme contemporanee di intimità. O sulla loro mancanza nei rapporti in cui oggi ci imbattiamo. In questo modo Monika Maslon prende le vesti di un avatar non-umano o umanoide ed esplora spazi e incontri virtuali osservando le interazioni e le reazioni degli altri avatar. Alla richiesta di potersi tenere la mano, qualcuno reagisce stranito, qualcuno entusiasta, dando vita a conversazioni sui linguaggi VR che contengono in realtà spunti e riflessioni di vita vera, a proposito di contatto fisico, agio, disagio e intimità. Un’esplorazione non corporea necessaria per raggiungere livelli di empatia che i nostri corpi tridimensionali hanno smesso di imparare.
Hypersensible di Martine Frossard (Canada , 2025)
Sensibilità, mondo emotivo e natura, sono spesso utilizzati gli uni per raccontare gli altri. Attraverso nascite, trasformazioni, stagioni e lutti, Hypersensitive racconta il percorso di una giovane donna alle prese con il dolore e la ricostruzione della propria identità. Con un’animazione onirica, evocativa e metaforica ispirato al mondo vegetale, il film trasforma il lutto e la fragilità in un viaggio di rinascita interiore. Una giovane ragazza “ipersensibile” vive per contrasto in una società che privilegia il controllo delle emozioni e la razionalità. Raccontando un mondo visionario, poetico ed estremamente spirituale, il cortometraggio di Martine Frossard urla e glorifica l’emotività intensa: una risorsa che permette di visualizzare il dolore e portarlo a trasformazione.






Commenti recenti