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Dopo l’emozionante serata di apertura di ieri, la domenica concortiana procede sicura verso una giornata di cinema e good entertainment. 🙂

Ore 21 puntuali a Parco Raggio i riflettori saranno puntati sui film in concorso mentre alle 23 appuntamento fondamentale: l’inaugurazione della mostra HeArt of Gaza – Children’s art from the Genocide, a cura di Casa Nome Collettivo. Una mostra necessaria, che vi invitiamo a visitare, sarà aperta ogni sera fino alla fine del festival e sarà possibile anche adottare un’opera d’arte; il ricavato sarà utilizzato per l’acquisto di beni di prima necessità. A seguire, alle 23.45, il primo slot di Guilty Pleasures!

Le diable et la bicyclette – Sharon Hakim
Visto da Alice De Vito

Yasma, 13 anni, sta per ricevere la prima comunione e vive il conflitto di essere figlia di due religioni diverse. La sua ricerca di Dio prende una direzione inattesa quando si innamora di un ragazzo più grande che le aggiusta la bicicletta: quell’oggetto diventa presto il simbolo e lo strumento delle sue prime esperienze, allontanandola sempre più da Dio e dagli standard imposti dai genitori e dalla società.

Il film mostra come una famiglia multireligiosa, già segnata dalla difficoltà di essere accettata, sia disposta a fare qualsiasi cosa pur di integrarsi, arrivando persino ad annullarsi. Il minimo errore — che in realtà non può nemmeno essere considerato tale, trattandosi di una semplice scoperta di sé e del proprio corpo — porta la ragazza a essere vista come una figura diabolica .

Questa condanna deriva dalle origini stesse della famiglia, che in fondo non era mai stata davvero accettata.

Un film coinvolgente, che racconta le fragilità e la forza di una tredicenne. Una storia di crescita e ribellione, dove la vera prova non è scegliere tra due fedi ma rimanere fedeli a sé stessi.

Una vez en un cuerpo  – Maria Cristina Pérez Gonzàles
Visto da Anna Vullo

La regista Maria Cristina Pérez racconta una relazione turbolenta tra due sorelle, scatenata da un episodio adolescenziale. La protagonista dialoga con un essere strano che abita dentro di lei, accompagnandola in questo viaggio viscerale, rappresentato con un’animazione tradizionale di olio su carta.

O – Runar Runarsson
Visto da Virginia Marcolini

La telecamera asseconda gli umori, le esitazioni, l’inadeguatezza di Grimur. Con lui avanza, tentenna, si placa, estensione del suo essere nel mondo. Lo segue, non si interessa della scia che lui lascia, degli sguardi altrui. Lo pedina instancabilmente fino a che lui glielo consente. O è la messa a nudo di un uomo che prova a procedere ma che si ritrova, sofferente, ingabbiato in sé.

Ne osserviamo i timidi tentativi con prudenza, lo vediamo inciampare. Ciò che avrebbe potuto ergersi a bilancia morale o essere pregno di retorica, si spoglia di qualsiasi giudizio, restituendo una complessa opera umana tanto profonda quanto semplice. In un bianco e nero materico, prendono vita e si impongono le sfumature, e questa crudità disarmante sublima in poesia.

Fille de l’eau – Sandra Desmazières
Visto da Vanessa Mangiavacca

Branchi di pesci – fluttuanti, sgargianti, colorati – avvolti da alghe danzanti si insinuano nei fotogrammi animati del cortometraggio della disegnatrice e animatrice Sandra Desmazières. Nel loro apparire e dissolversi scandiscono sogno e realtà, timori e desideri, il fluire del tempo nella vita di Mia. L’animazione, di impronta classica, trova nel tratto del disegno chiaro e limpido il vero narratore che accompagna lo spettatore nel percorso di crescita e di invecchiamento della protagonista. Fille de l’eau è la storia universale di una donna, cresciuta in stretto legame con l’acqua e con le altre donne del villaggio, ma allo stesso tempo soffocata dal confronto con diversi modelli di femminilità, soprattutto quelli legati alla maternità. È infatti il desiderio di avere figli, e la dolorosa impossibilità di realizzarlo, a condizionare parte della sua esistenza. Saranno i piccoli e intimi accadimenti della quotidianità a offrirle la possibilità di trovare una forma personale di felicità.

L’ultimo giorno dell’orso – Antonio Donato
Visto da Alice De Vito

Un’opera complessa e stratificata, che racconta la storia di Dennis, un ragazzo costretto a lasciare la comunità in cui è cresciuto per andare a vivere con i suoi nuovi tutori. La forza del film sta nelle sue metafore: ogni bambino indossa una maschera diversa, simbolo del fatto che, pur appartenendo alla stessa foresta come gli animali che incarnano, non sono della stessa specie.
È un racconto che ci ricorda come, a volte, la vera famiglia non sia quella legata dal sangue, ma quella costruita con la vicinanza, l’amore e l’amicizia. Nell’ultima inquadratura, Dennis incontra i nuovi tutori: anche loro portano la sua stessa maschera. È il momento in cui il protagonista si trova di fronte a un passo enorme e spaventoso — quello verso la crescita.
Grazie all’uso di riprese naturali e a una camera dall’effetto retrò, il film avvolge lo spettatore e lo trascina dentro la sua narrazione, facendolo vivere dall’interno.

Grandma Nai who played favorites – Chheangkea
Visto da Alice De Vito

A volte esiste davvero un angelo che ci guarda dall’alto. In questo film, l’angelo è lo spirito di una nonna, Nai, che, percependo le pressioni dei parenti per spingere il nipote a sposarsi con una ragazza, decide di intervenire. Lascia così la sua tomba per seguire il ragazzo e aiutarlo a compiere la scelta giusta e a rivelare la propria vera identità. 

Questa è la storia di come, per riuscire a mostrarsi per ciò che si è, servano una forza e un coraggio così intensi da sembrare provenire da qualcosa di esterno a noi. In una società in cui l’omosessualità può essere percepita come una debolezza, lo spirito di una nonna, il cui unico pensiero è il bene autentico del nipote e non le apparenze, accorre in suo aiuto.