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Cosa ci attende in questo lunedì di #Concorto2026?

Prima di tutto, dalle 16, a Rathaus inaugura la rassegna VR Showcase: the frame beyond; dalle 18 inaugura anche la sala proiezioni presso lo spazio Amici dell’Arte a Piacenza con il primo slot del focus Bodies of Melancholia.

Ore 21 a Parco Raggio tutti all’appello per i film in concorso e, a seguire, doppio appuntamento in serra con il Focus Balcani e Supernature.

A Sweet Day (Yek rooze-h shirin) – Omid Abdollahi
Visto da Elena Baldo

Presentato al Festival di Locarno nella sezione ‘Pardi di domani’, ‘A sweet day’ di Omid Abdollahi offre uno spaccato sulla vita di una donna iraniana il cui marito è detenuto come prigioniero politico. 

La protagonista si prepara per una visita coniugale: prende le federe dal letto matrimoniale, prepara del cibo da portare in carcere, va dalla parrucchiera a tingersi i capelli per sorprendere il marito. Ma quando arriva in carcere, un banale errore burocratico cambia la sua vita. 

Questo cortometraggio porta alla luce una realtà spesso trascurata, non quella dei prigionieri, ma quella di chi rimane a casa ad aspettare. Il senso di solitudine e di incertezza è costantemente presente. Ma alla fine, nonostante il dolore delle perdite subite, la vita va avanti.

La Petite Chaise (Little Chair) – Jean Courtois
Visto da Virginia Marcolini

Jacqueline ha 8 anni e scrive una lettera al fratello più grande, Jacques, deceduto prima che lei nascesse. La piccola sedia sotto cui si nasconde e su cui spesso si siede, è l’unico ricordo tangibile del fratello e il suo unico modo di interagire con lui: tutto quello che Jacqueline sa di lui è immaginato o narrato dai racconti della madre. Piano piano, in un susseguirsi incessante di pennellate impetuose, la presenza di Jaques si sprigiona finalmente nel mondo e si incarna in una cavalletta, in dei fili d’erba alta o trova spazio nello sguardo di un asino. In appena 4 minuti, il film riesce a esplorare, con la delicatezza di una bambina, il lutto e il modo in cui l’assenza plasmi la dinamica e i silenzi di una famiglia.

 

Thanks for Considering Me – Patrick James Verlin
Visto da Francesca Marchesini

Cosa succede quando la gelosia si inserisce in una coppia? Il cortometraggio di Patrick James Verlin racconta come le crepe si trasformano spesso in voragini, fatte di commenti passivo-aggressivi, sorrisi falsi e gioia non condivisa. Maxwell e Sophie sono entrambi attori e mentre lei raggiunge il successo (una candidatura ai BAFTA), lui lotta con l’invidia per i risultati di lei. In un mondo in cui “moglie di”, “fidanzata di” sono ancora frasi facilmente leggibili su qualunque giornale, il regista decide di ribaltare i ruoli: può un uomo mettersi da parte? È capace di essere silenziosamente il “marito di”, il “fidanzato di”? È capace di accettare il totale svilimento delle sue capacità da parte dei media in opposizione ai successi della partner?

La Robe Peau (The Flesh Dress) – Joachim Hérissé
Visto da Laura Savoini

La paura della morte, il rifiuto di invecchiare e l’ossessione per il bello sono tutti temi tagliati, cuciti e trasformati in un cortometraggio di quindici minuti da Joachim Hérissé. Protagonisti principali di questa storia sono Jean e Jeanne, un’anziana coppia di sarti, che fatica a stare al passo con le mode che cambiano. Con loro vive un terzo inquilino, un grande specchio nascosto cautamente dietro una tenda per evitare che Jean vi veda la sua figura riflessa, sulla quale è impresso il suo più grande incubo: il tempo che passa. Rinnegare la sua inesorabilità non porta a nulla se non a macabri risvolti, con i quali sarà proprio Jean a doverci fare i conti.

Prochain Arrêt : Fontenay (Next Stop: Fontenay) – Charlyne Genoud
Visto da Anna Vullo

In un bar locale il passare del tempo viene scandito dal passaggio degli autobus e dalle abitudini degli avventori di quel posto. La regista Charlyne Genoud riesce a farsi spazio in quel luogo un po’ sospeso e a svelarne la preziosa valenza sociale.

Mal de Madre – Irene Baqué
Visto da Serena Varrucciu

“Tutto si eredita”, ripetono le donne che gravitano attorno alla protagonista, Lita, ancora adolescente ma già carica del peso della tradizione popolare tramandata di generazione in generazione: dettami sempre uguali, inamovibili, che trasudano saggezza ma che possono anche trasformarsi in una gabbia per chi, questa tradizione, è chiamata a portarla avanti.

Ogni aspetto della vita viene spiegato attraverso il folklore e le superstizioni – uniti a una fervente fede cattolica – in particolare quelli legati alla condizione femminile. A Lita viene insegnato qual è il suo ruolo come donna all’interno della società, ovvero il diventare oggetto dello sguardo altrui e perciò futura moglie e madre, che per essere bella deve imparare a sopportare i fastidi dell’indossare un abito pesante o avere i capelli talmente stretti in una treccia da sentire male. Scopre che esiste una connessione tra il ciclo e la presenza delle lucertole, animale che Lita teme fin da bambina senza spiegarsene la ragione. Eppure scoprirà che anche la paura, come le aspettative e le superstizioni, possono essere ereditate…