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Ci siamo: oggi inizia #Concorto2026!

Siete pront* a tuffarvi in cortometraggi, serre notturne, parchi, asini che volano, merende e meraviglia sotto le stelle?

Le porte di Parco Raggio si aprono alle 20 per una bella cenetta al boschetto feat. Giusté. Dalle 21 i cortometraggi internazionali in concorto; alle 23.30 in serra Concortissimo e a seguire paura e delirio con TO_Horror’s cut.

A dopo!

Barazioak – Lur Olaizola Lizarralde
Visto da Anna Vullo

In un laboratorio di legatoria Alicia, Maite, Unai e Merche ritagliano, cuciono e incollano pagine per estendere la vita dei libri. Parlano di vita e di lutto. Alla radio mettono le Variazioni Goldberg di Bach, che un po’ come le loro esperienze, sono così simili ma anche così diverse e personali.

Taxi Moto – Gaël Kamilindi
Visto da Anna Vullo

A un regista viene negata la possibilità di girare un film nel suo paese. Costretto a cambiare location, trova un nuovo attore con cui inizia a esplorare un nuovo approccio al film, in uno spazio sospeso tra realtà e finzione. Nel corto di Gaël Kamilindi il cinema diventa mezzo di resistenza e libertà.

Dëmm – Aïda Captijn
Visto da Vanessa Mangiavacca

Girato per le strade di Dakar, Dëmm è una fiction dalla forte componente visiva, che oscilla tra dimensione quotidiana e tensione mistica. Al centro c’è Mati, una ragazza appena oltre l’adolescenza che ha da poco perso la madre. Nel tentativo di attraversare il vuoto lasciato dalla sua assenza e di trovare risposte in una parte più profonda e insondabile di sé, Mati si inoltra in un territorio in cui il lutto assume progressivamente i contorni di un rito di passaggio.

Il suo cammino la conduce all’incontro con un gruppo di donne, le cosiddette “mangiatrici d’anime” – dëmm in lingua wolof – presenze insieme enigmatiche e salvifiche, che la accompagnano verso l’acqua, luogo di quiete, trasformazione e possibile rinascita.

Con una narrazione rarefatta, costruita tra gesti e apparizioni, il cortometraggio di Aïda Captijn, regista svizzera di origine senegalese, lascia affiorare echi della tradizione cinematografica del Senegal rielaborandoli attraverso uno sguardo contemporaneo e inserendosi così nel solco di una nuova generazione di cineaste – Mati Diop in primis – che torna a quell’eredità per interrogarla nel presente, facendone riaffiorare immaginari, miti e memorie attraverso uno sguardo profondamente femminile.

Another Day Shall Come – Aida Kaadan
Visto da Laura Savoini

Una voce segue i paesaggi di Mount Carmel pensando al dolore che dal 1948 accompagna il popolo palestinese. Un’altra, questa volta per le strade  di Haifa, si chiede come la città apparirebbe se non fosse stata occupata. Le inquadrature di Tel Aviv mostrano una metropoli che quanto a
modernità e comfort non ha nulla da invidiare alle grandi città del resto del mondo, non fosse per i soldati israeliani, civili in giro con mitra e di nuovo un’altra voce che racconta cosa significa essere palestinesi in un mondo costruito su misura per cancellare la tua identità. Queste sono alcune delle storie raccontate nel cortometraggio di Aida Kaadan, che attraverso poche testimonianze anonime ha raccontato le emozioni, la stanchezza e la lotta del popolo palestinese per sopravvivere non solo al genocidio, ma all’estinzione.

Dernier printemps – Mathilde Bédouet
Visto da Vanessa Mangiavacca

L’arte del rotoscoping di Mathilde Bédouet torna, dopo Été 96 – vincitore del César 2024 per il miglior cortometraggio d’animazione – a esplorare le geografie degli affetti in una nuova stagione, dell’anno e della vita. Presentato al Festival di Cannes e in anteprima italiana a Concorto Film Festival, Dernier printemps è una novella estiva animata, che profuma di macchia mediterranea e risuona come quelle canzoni d’amore cantate a gran voce – o sparate nelle orecchie da un lettore mp3 – su una spiaggia, con addosso soltanto l’indomabile sensazione dell’innamoramento che investe tutti i sensi. E vibra come i tratti imperfetti, materici e proprio per questo così veri, di un pastello a cera.

Siamo più o meno nel primo decennio degli anni Duemila e ci troviamo insieme a Marion, adolescente in vacanza su una piccola isola insieme all’amica del cuore e ad alcuni ragazzi. Come già nel cortometraggio precedente, Bédouet osserva i suoi personaggi nel momento fragile e irripetibile della trasformazione interiore: spesso basta una notte, un breve spazio di tempo, quasi sempre la vicinanza dell’acqua, perché ciò che sembrava immutabile assuma improvvisamente un’altra forma. Tra amicizia, desiderio, silenzi e solitudini, attraverso una scrittura calda e delicata e una costellazione di sguardi, esitazioni e piccoli gesti, Dernier printemps restituisce il ritratto intimo di quell’età incerta in cui si è ancora adolescenti e già, quasi senza accorgersene, si comincia a non esserlo più.

Myggor & Salta Pinnar – Ville Gobi
Visto da Francesca Marchesini

Dimenticate Ari Aster e i suoi riti sanguinosi, durante il real Swedish Midsommar vengono sacrificati solo litri e litri di Schnapps. Il cortometraggio di Ville Gobi è gioioso, caotico e un po’ folle, come solo le feste in famiglia sanno essere. Tra un brindisi e l’altro, si sussurra che un nome noto della musica europea sia arrivato in città… sarà vero? Ma non è questo l’importante. Ciò che conta sono le risate, i balli, la macchina da presa che si muove rapida da un viso all’altro e il coraggio della piccola Alba.