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a cura di Claudia Praolini

Essere umano, una creatura d’acqua.

Per questa edizione, il focus Supernature è dedicato quasi esclusivamente a cortometraggi che hanno l’acqua come principale protagonista. L’acqua è un elemento che sta alla base della vita sul nostro pianeta ma nel corso della storia ci siamo comportati come se fosse un bene inestinguibile; il cambiamento climatico ci ha messo ora di fronte al fatto che le risorse idriche devono essere preservate. Possiamo già adesso osservare cosa succede nei territori raggiunti dalla desertificazione: semplicemente la vita animale e vegetale scompare rendendo quel territorio inabitale per l’uomo. La soluzione è un cambiamento radicale del nostro atteggiamento nei confronti di questo bene primario e prezioso; occorre diffondere la consapevolezza che lo spreco d’acqua e l’inquinamento dei fiumi e dei mari è un crimine ecologico che riversa e riverserà i suoi nefasti effetti sull’umanità di oggi e sulle generazioni future. Forse, per pensare al futuro, dovremmo in qualche modo tornare al passato, nei tempi antichi, quando le acque altro non erano se non espressione di dio, il dio della creazione, della saggezza, della fertilità.  I film che compongono questo Focus esplorano da vari punti di vista il ruolo dell’acqua come agente di cambiamento e trasformazione del paesaggio e della vita di chi vi abita, sia che si tratti di territori destinati ad essere ciclicamente inondati, sia laddove l’acqua è semplicemente scomparsa, lasciando in eredità un oceano di polvere.

I film selezionati 

a cura di Claudia Praolini

Belle River by Guillaume Fournier, Samuel Matteau, Yannick Nolin, Canada, Quebec, USA, 2021, documentary, 11′

Chuuraa by Evgenia Arbugaeva, UK, 2026, documentary, 18′

Haulout by Evgenia Arbugaeva, Maxim Arbugaev, UK, Russian Federation, 2022, documentary, 25′

La Creciente (The Rising) by Lluís Miras Vega & Luz Ruciello, Argentina, 2016, documentary, 13′

Once There Was A Sea by Joanna Kozuch, Poland, Slovakia, 2021, animation, 16′

Solenopsis Invicta by Victor Missud, France, 2025, documentary, 30′

The Coast by Sohrab Hura, India, 2021, experimental documentary, 17′

Recensioni a cura di Matilde Ambiveri

Chuura di Evgenia Arbugaeva 

Seguendo il paleontologo Aisen Klimovskii nelle profondità della terra siberiana, Chuura costruisce un viaggio tra esplorazione scientifica e immaginario ancestrale. Il protagonista attraversa paesaggi e caverne alla ricerca di tracce di un passato remoto, fino al ritrovamento di un lupo di 44.000 anni perfettamente conservato nel permafrost. Il film di Evgenia Arbugaeva intreccia la scoperta paleontologica con la poesia epica del popolo Sakha, restituendo alla terra un ruolo quasi materno e misterioso. Ma ciò che riaffiora dal ghiaccio non appartiene soltanto al passato: lo scioglimento del permafrost rende nuovamente accessibili creature e microrganismi rimasti sepolti per millenni. 

Belle River di Fournier, Matteau, Nolin 

Nel bacino dell’Atchafalaya, in Louisiana, gli abitanti di Pierre Part si preparano all’ennesima possibile inondazione, mentre l’acqua ricopre lentamente strade e paesaggi. Le testimonianze della comunità raccontano la rassegnazione di chi ha imparato a convivere con un territorio sempre più fragile e imprevedibile. Lo scenario del bayou, ripreso in immagini desaturate e quasi spettrali, alterna case sommerse e spazi abbandonati, restituendo un’atmosfera sospesa e inquietante. Tra le acque del fiume, un richiamo si diffonde, in un gesto che sembra quasi rivolgersi al paesaggio e a chi lo osserva. 

Solenopsis Invicta di Victor Missud 

In un vivaio rigoglioso e apparentemente incontaminato, uomini, animali e piante convivono in un curioso equilibrio. Il corto segue il percorso di una formica e di un misterioso oggetto blu, fino all’arrivo dei disinfestatori chiamati a eliminare la Solenopsis invicta, la cosiddetta formica di fuoco, recentemente arrivata in Europa. Tra immagini surreali, richiami alla pace e una comunicazione interspecie fatta di giochi di luce e riflessi, quello che sembrava un locus amoenus si trasforma progressivamente in uno spazio minacciato. «Everybody wants to live together, why can’t we live together?» recita la canzone che accompagna la distruzione, lasciando emergere il paradosso di un mondo in cui la convivenza sembra possibile soltanto finché nessuno viene percepito come un alieno. 

La creciente di Ruciello, Vega 

La creciente racconta una comunità alle prese con un paesaggio completamente trasformato dall’acqua: strade, case e segnali stradali sono quasi interamente sommersi, mentre gli abitanti continuano a pescare, conversare e spostarsi come in una normale giornata. Ambientato nella regione di Misiones, tra Brasile, Paraguay e Argentina, il film mostra gli effetti della deforestazione su un territorio sempre più esposto alle inondazioni. L’acqua invade ogni spazio, ma la vita sembra continuare, in un equilibrio ormai diventato precario. 

Haulout di Evgenia Arbugaeva, Maxim Arbugaev

In una remota costa artica, il biologo marino Maxim Chakilev trascorre le sue giornate osservando uno dei più grandi raduni di trichechi al mondo. Nel 2020, in assenza del ghiaccio marino, oltre centomila animali si riversano sulla terraferma, occupando interamente la spiaggia attorno al capanno dell’uomo. Il film segue silenziosamente questo straordinario assembramento, fino a mostrare le conseguenze della presenza di un numero così elevato di animali sulla terraferma. Il documentario restituisce così gli effetti del cambiamento climatico su una specie costretta a modificare i propri ritmi naturali. 

The Coast di Sohrab Hura 

Un temporale apre The Coast, accompagnato da un suono martellante che si sovrappone alle immagini di persone in abiti tradizionali immerse nell’acqua. Il film procede per immagini suggestive, alternando il paesaggio marino a momenti di vita sulla costa, tra rituali sacri e scene ambientate in un parco divertimenti. Quando il rumore artificiale si interrompe, rimane soltanto il suono del mare, che restituisce al paesaggio una dimensione più intima e naturale. Le immagini in notturna contribuiscono a creare un’atmosfera straniante, in cui acqua, persone e paesaggio sembrano fondersi in un’unica dimensione sospesa. 

Once There Was a Sea di Joanna Kożuch 

A Mo’ynoq, sulle rive ormai scomparse del lago d’Aral, una donna fotografa ciò che rimane di una città che un tempo viveva del mare. Il corto, in bianco e nero, riserva il colore esclusivamente al blu intenso dell’acqua, quasi appartenesse ormai soltanto alla memoria. Le voci degli abitanti raccontano un passato florido e una realtà presente fatta di sabbia, sale e speranze legate a improbabili progetti di rinascita del lago. Nel finale, le fotografie che documentano la realtà della città vengono cancellate, lasciando al film stesso il compito di conservarne la memoria attraverso le sole illustrazioni.