Skip to main content

a cura di Anna Vullo e Corinna Baldini

Cosa significa essere Nativi oggi? Come si può conciliare l’appartenenza a una tradizione secolare con la vita quotidiana di un’America fondata sull’annientamento di quella stessa cultura che ha tentato di relegare in riserve? Il nostro obiettivo è quello di farci guidare dalle immagini, le voci e l’immaginazione di chi questo dilemma lo vive tutti i giorni sulla propria pelle. Il focus INDIE_GENOUS si propone di aprire una piccola finestra su l’immensa cultura Nativa Americana – nello specifico gli odierni USA e Canada – senza la pretesa impossibile e insensata di restituire tutta la sfaccettatura di un universo così variegato, ma con l’ambizione di indagare il tema profondamente universale dell’appartenenza.

I film selezionati 

a cura di Anna Vullo e Corinna Baldini

E Mālama Pono (Willy Boy), Scott W. Kekama Amona, USA, 2022, drama, 17′

The Great Cherokee Grandmother, Anthony Sneed, USA, 2024, fiction, 9′

Tiger, Loren Waters, USA, 2025, documentario, 12′

E MĀLAMA PONO, WILLY BOY di Scott W. Kekama Amona – Anna Vullo
E Mālama Pono segue l’arco di una giornata di William “Willy Boy” Kupihea, nativo hawaiano e poliziotto, chiamato a lavorare nel suo giorno libero. L’incarico: sgomberare un insediamento di nativi hawaiani dichiarato “illegale” dalle autorità. Nel camion abbandonato presso l’ultima abitazione trova una bambina nascosta, la figlia di suo cugino. Willy Boy si trova davanti a una situazione difficile, che lo costringe a dover scegliere cosa sia legalmente o eticamente corretto. In questo cortometraggio in bianco e nero, con una fotografia limpida e tagliente, il regista Scott W. Kekama Amona fa luce sulle zone grigie della situazione tanto complessa quanto attuale dei nativi hawaiani e delle comunità indigene. Il regista attinge a decenni di sofferenze legate a lotte e proteste per diritti fondiari nelle Hawaii, ma la storia individuale di Willy Boy sfocia in una riflessione ancora più ampia e universale che riguarda identità indigena, lotta contro razzismo sistematico, dominazione politica ed economica,
privazione di diritti politici e abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.

TIGER di Loren Waters –  Anna Vullo
Il documentario poetico e commovente della regista Loren Waters dà voce all’artista indigena Dana Tiger, che racconta il rilancio di una iconica maglietta attraverso la sua cronaca familiare. Dana si rivolge all’arte dopo che suo padre, il leggendario artista Muscogee Creek,
Jerome Tiger viene a mancare quando lei aveva solo cinque anni. Dopo aver scoperto la ricchezza della sua cultura e per sostenere la famiglia, la madre e lo zio di Dana avviarono negli anni ‘80 un’attività di stampa di magliette che conosce un grande successo. L’attività si interrompe quando Chris, il fratello minore di Dana, viene brutalmente ucciso. Il cortometraggio di Loren Waters racconta la forza e la resilienza con cui Dana, che soffre di Parkinson, e la sua famiglia hanno ridato vita alla maglietta Tiger. La narrazione è molto intima e autentica e si discosta dall’impostazione di una intervista rigida, prediligendo un’atmosfera più onirica, conferita anche dall’uso di filmati in 8mm che fondono il passato
con il presente.

THE GREAT CHEROKEE GRANDMOTHER – Corinna Baldini

Questa è la storia di un appuntamento indimenticabile, e per tutti i motivi sbagliati. Ma è anche una messinscena esemplare del grottesco feticismo culturale da parte dei “visi pallidi” verso i clan Nativi degli Stati Uniti, contrappasso e al contempo conseguenza di anni di segregazione di interi gruppi indigeni. The Great Cherokee Grandmother riesce a racchiudere tutto questo nella cornice di un disastroso primo appuntamento: l’ossessione quasi morbosa nel dimostrare il proprio legame con il clan Cherokee non come forma di orgoglio e tratto identitario, ma piuttosto come un eccentricità da esibire con leggerezza. Qualcosa che permetta ai discendenti dei settlers di sentirsi “diversi” e legittimati, una scorciatoia ad un altrimenti assoluta mancanza di carattere e di cultura. 

Un secondo appuntamento è fuori discussione, e dal prossimo suggeriamo un veto: non si parla di nonne.

Leave a Reply